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Pericolo Vesuvio? Un’occasione per le nostre aree interne

La recente proposta di legge presentata dai deputati Caramiello, Cherchi, Ferrara e Penza rappresenta una svolta indispensabile per affrontare con realismo, responsabilità e coraggio la gestione del rischio vulcanico nelle aree dei Campi Flegrei e del Vesuvio, tra le più densamente popolate e delicate d’Europa.

La situazione attuale è chiara: in caso di emergenza, circa 600mila persone sarebbero costrette a lasciare tutto – casa, lavoro, affetti – per rifugiarsi lontano dalla Campania, in regioni come Puglia e Basilicata. Una soluzione che garantisce certamente l’incolumità fisica ma rischia di trasformarsi in un dramma umano, sociale ed economico, amplificando ulteriormente il divario tra costa e aree interne già in forte difficoltà.

Non possiamo ignorare che le città lungo la costa campana sono sovraffollate e congestionate, con servizi pubblici spesso insufficienti e imprese che ogni giorno combattono tra mille difficoltà. Un’emergenza eruttiva, senza un piano alternativo concreto e praticabile, metterebbe in ginocchio non solo le comunità direttamente colpite, ma l’intera economia regionale, creando un vuoto sociale difficilmente colmabile.

La proposta avanzata, invece, ci offre una nuova visione: ricollocare le comunità a rischio nelle zone interne della stessa regione. Parliamo di aree ricche di storia, tradizioni e cultura, che oggi soffrono la piaga dello spopolamento, dell’abbandono e della mancanza di opportunità. Pensiamo al Cilento, all’Irpinia, al Sannio, zone che custodiscono tesori inestimabili ma che necessitano urgentemente di nuove energie, di nuove idee, di persone che portino sviluppo economico e sociale.

A oggi la Fondazione Convivenza Vesuvio ha già fatto sottoscrivere un protocollo d’intesa tra un comune dell’area Vesuviana e un comune dell’alta Irpinia, dimostrando che, quando c’è impegno e coordinamento istituzionale, è possibile lavorare efficacemente per un futuro migliore e condiviso. Ecco, questa prima esperienza potrebbe e dovrebbe essere estesa alla gestione del rischio vulcanico, con la stessa determinazione e la stessa capacità di programmazione strategica.

Non stiamo parlando soltanto di garantire sicurezza fisica alle famiglie coinvolte. Stiamo parlando della possibilità di mantenere vive le proprie radici, di continuare a essere comunità anche nei momenti più difficili, di trasformare una crisi potenziale in un’occasione concreta di sviluppo territoriale. Si tratta di garantire ai cittadini non solo una via di fuga, ma un futuro dignitoso, che rispetti il loro diritto di rimanere vicino ai propri affetti, alla propria terra, al proprio lavoro.

Investire in questa prospettiva significa creare infrastrutture, migliorare servizi, attrarre investimenti produttivi nelle aree interne, riducendo concretamente l’attuale squilibrio economico e sociale che da decenni affligge la nostra regione. Significa dare una risposta strutturale, seria e duratura al problema, evitando di gestirlo come una semplice emergenza ma trasformandolo in un’opportunità unica di rinascita.

È tempo che la politica, le istituzioni e tutta la società campana affrontino questa sfida con la dovuta responsabilità e con una visione che vada oltre la gestione della paura. Abbiamo l’opportunità storica di trasformare un rischio in una grande occasione di rilancio territoriale. È nostro dovere coglierla, per noi e per le future generazioni.

A questo contributo ha collaborato Roberto Tuccillo

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