Una mattina, al risvegliarsi da sogni agitati, l’Europa si trovò nel suo letto trasformata in un enorme insetto. Si trovò stesa sul dorso di una cartina geografica strana, e sollevando appena la testa poté vedere il suo ventre, bruno, arcuato e suddiviso in segmenti rigidi, sulle cui creste si agitavano, deboli, numerose zampe pelose. Dov’è l’Est? si chiese l’Europa.
Guardò con attenzione le cartine geografiche a portata di sguardo. La cartina n. 1, non le diceva niente di nuovo, era la solita: Europa al centro. E qui era facile scoprire dov’era l’Est e chi c’era. E lei dov’era. L’Est era a destra. Oriente. Asia. Quindi lei – Europa era Occidente.
Poi guardò la cartina geografica n. 2. Era molto diversa. Era stata fatta in America da Trump e al centro c’era il continente americano. L’Oceano Pacifico aveva sostituito l’Oceano Atlantico. E allora a destra, chi c’è all’Est? Toh. Era l’Europa relegata in un angolo, mentre Cina e India sono in bella evidenza a sinistra.
La terza cartina, fatta a Pechino, era con Cina e India al centro. A destra, ci sono le Americhe. E l’Europa? Un cosettino geografico che scompare a confronto dell’Africa.
«Che è successo?» pensò l’Europa. Dov’è l’Est? Ed io dove sono? La risposta fu semplice: prima le cartine geografiche le faceva solo lei. Ora le facevano in tanti. Da «La metamorfosi» (adattata) di Kafka.
Il centrismo cartografico Il trauma della mappa americana: dov’è finita l’Europa?
Quando «Marx è morto» (9 novembre 1989, giorno della caduta del Muro di Berlino) l’Est si trovò orfano di modelli economici. Marx intendiamoci, non era un economista, era un sociologo di grande levatura morale, umano, sofferente dei problemi dei poveri, sollevatore di popoli e messaggista incomparabile, gli slogan contenuti nel «Manifesto» vivono ancora oggi, ma il modello dell’economia marxista non fu opera sua. Fu opera dei Lenin, Stalin, Mao e per un po l’Ovest fu abbagliato- e terrorizzato dall’ipotesi egualitaria che si presumeva scaturire automaticamente dal «Manifesto». Si sentì minacciato. Ma presto l’economia marxista non resse. Non c’erano ancora i grandi computer, e la pianificazione totale sballava conti, prodotti e arricchiva le burocrazie di partito. Fu così che il muro di Berlino crollò.
A seguito del «decesso marxista», l’Est in economia si convertì all’Ovest, con dei distinguo rilevanti fra Russia, che si illuse di diventare ricca solo vendendo risorse naturali, e la Cina, convertita al mercato con una guida comunista, mentre l’India cercava una via di mezzo socialista e di mercato. L’Est si rinnovava, ma si sapeva ancora dove trovarlo.
Poi vennero i numeri. Il Pil nominale vede l’Unione Europea a un passo dal Pil di India Cina e Corea (23 trilioni contro 26 trilioni) ma con un livello di ricchezza individuale enormemente superiore. Ma poi ci sono altri numeri
TOTALE popolazione
Blocco asiatico: ~2,93 miliardi di persone.
Popolazione Unione Europea (UE27): ~451 milioni di persone.
In sintesi: La popolazione della somma di India, Cina e Corea è circa 6,5 volte superiore a quella di tutta l’Unione Europea. Quasi il 36% della popolazione mondiale vive in questi tre paesi asiatici, contro il 5,5% dell’UE.
E allora come cresce l’economia? I tassi di crescita sono del 6,5% dell’India, il più alto al mondo, del 4,4% della Cina e solo dell’1,1% dell’Eurzona.
Il sorpasso inevitabile e quindi la sfida dell’Est
Tre paesi, integrati da Vietnam e Corea, stanno ribaltando le gerarchie economiche mondiali, e il primo quesito che ci si deve porre per quanto possa sembrare strano, è anzitutto capire: cosa è veramente l’Est?
Abituati a considerare l’Oriente, territorio per definizione povero, fino a poco tempo fa l’Europa, con allegato recente USA, era il ricco Occidente. L’Europa che si sveglia scarafaggio è l’immagine del disorientamento, attuale: si credeva il centro del mondo e si scopre una periferia geografica, schiacciata tra giganti.
Il corto circuito mentale nel quale i governi europei si trovano facile criticarli, ma la novità è radicale -nasce proprio dal mutato centrismo cartografico.
Le mappe differenziate
Siamo cresciuti con la mappa di Mercatore: l’Europa al centro, (Vedi mappa n.1), l’America a sinistra (Ovest) e l’Asia a destra (Est). Era facile posizionarsi. Era rassicurante. Si sapeva dove era l’Est e chi c’era.
Se esaminiamo la mappa n. 2 che definiamo «Mappa Trump», le cose cambiano radicalmente. C’era ma fingevamo di non accorgercene. Al centro ci sono le Americhe. Tutta roba sua per Donald ma forse dovrà accontentarsi di Venezuela che porterà petrolio (Venezuela) e di Cuba che porterà discredito internazionale se decide di occuparla dopo averla affamata.
Ma chi c’è ad Est della mappa n.2? C’è l’Europa. L’Europa viene scaraventata all’estremo margine destro della mappa. In quella mappa eretta a strategia politica, l’Europa è ormai l’appendice occidentale della gigantesca massa euroasiatica, Russia in primis. Ovvero la periferia dell’Asia.
E ora esaminiamo la mappa n. 3. quella dell’India e della Cina al centro, «mappa di Modi Xe Jinping». E qui si manifesta la importanza della Sfida dell’Est: alla destra si trovano le Americhe, sono l’Est, l’Europa che quasi non si vede, è a sinistra.
La fine dell’illusione: «Lex ad Ovest, Lux ad Est»
Per secoli l’Europa si è auto-assolta e auto-esaltata dicendo: «Noi siamo la Lex (la civiltà, il diritto, il progresso), l’Est è la Lux (la spiritualità), ma è un territorio arretrato, da colonizzare, educare o sottomettere».
- Oggi guardando le mappe, il risveglio è traumatico perché l’Europa scopre due cose contemporaneamente:
- Non è più l’Occidente dominante: è diventata un «allegato», un partner minore (dal ‘45 subalterno) degli Stati Uniti.
L’Est non è più arretrato: la «Lux dell’Est» oggi è la luce accecante delle fabbriche di Shenzhen, dei razzi spaziali indiani e dei corridoi commerciali dei BRICS.
Come Gregor Samsa ne «La metamorfosi» di Kafka, l’Europa oggi guarda le sue «zampe pelose» (le sue vecchie istituzioni, la sua burocrazia, la sua mancanza di un esercito comune e di una vera unità politica) e si accorge di non potersi muovere con la velocità dei nuovi titani globali.
Ma se così stanno le cose, quale futuro in questa sfida dell’Est? Ritorniamo sulle carte geografiche precedenti. Cosa ci dicono le diverse cartografie?
Carta geografica 2 mappa con le Americhe al centro (centrismo americano)
Gli USA orientano risorse e alleanze verso il Pacifico; l’Europa diventa partner secondario nelle grandi decisioni geopolitiche. Fa la fine della Grecia ai tempi dell’impero romano.
LEuropa perde quote di produzione strategica e diventa mercato o intermediario.
Opportunità diplomatiche proprie: zero.
Carta geografica 3 mappa con Cina e India al centro (centrismo asiatico)
Infrastrutture, tecnologia e finanziamenti provengono da Cina/India.
Reti commerciali mediate dalle grandi potenze regionali.
Opportunità diplomatiche proprie: zero.
L’Asse verticale: centrismo Eurafricano
E a questo punto possiamo guardare la cartina geografica n. 4 che è stata costruita dal sottoscritto come suggerimento cartografico al nostro governo. Signora Meloni, lei parla di piano Mattei, provi a giocare un ruolo europeo e lo porti alle logiche conclusioni facendone una strategia diplomatica.
Inserendo l’Africa nelle modalità di questo grafico, l’Est per quanto riguarda l’Europa cambia di nuovo. L’Europa non è più periferia, solo se l’Africa non è più il «Sud da colonizzare» ma diventa l’asse verticale decisivo l’Europa che perde lo scettrò di «Ovest» (Ipotesi 2) e viene marginalizzata dall’Asia (Ipotesi 3), trova una via di fuga per non essere schiacciata guardando il Sud. L’Europa deve trasformare l’Africa nel suo Est, facendone un partner simmetrico con cui costruire un blocco autonomo. Insomma, per non essere marginalizzata come succederebbe nelle mappe 2 e 3 l’unica strada per l’Europa è produrre la mappa n.4 produrre un centrismo euro-africano e trasformare l’Africa nel suo Est. Come?
Azione: Piano Marshall UE; ENI Sapere per l’Italia
Priorità: Infrastrutture; ribaltamento della mappa da Est Ovest a Nord-Sud. Software education in cambio di materiale fossile. Infrastrutture sapere e mercati on line integrati.
Complementarità strategica e transizione: L’Europa ha la tecnologia, i capitali (in calo ma presenti) e una popolazione anziana. L’Africa ha l’80% delle risorse critiche mondiali per la transizione verde, un mercato interno in crescita e l’età media più bassa del mondo. Quindi per rendere operativa la Mappa n.4, occorre
- Patto Energetico e Tecnologico Paritario (piano Marshall UE).
- Gestione dei flussi tramite lo sviluppo: trasformare l’immigrazione da crisi subita a risorsa programmata, investendo nella formazione professionale in Africa per i settori manifatturieri e tecnologici che serviranno a entrambi i continenti.
- ENI Sapere, base degli scambi energia soft ed energia dark. Promotore infrastrutture sapere: al centro delle infrastrutture c’è la formazione a distanza.
Utopia Sapere Italia. Urgente Pil sapere (ISTAT) base del Pil Sapere Africa. Speriamo che la Premier e l’opposizione decidano di litigare su tutto la materia non manca -ma spingere l’ISTAT a porre le basi dellUtopia Sapere Italia.
Nei prossimi articoli domenicali proveremo, se è il caso, a vedere la sfida dell’Est in termini economici e diplomatici. Ma per affrontare la sfida dell’Est, il centrismo cartografico della Mappa n.4 è l’unica strada. I numeri parlano chiaro. L’Europa se non vuole perdere la sfida con l’Est deve ribaltare la visione politica da Ovest ad Est, in quella da Nord a Sud.
Povero Salvini
Chi glielo dice che la maggiore risorsa europea e quindi italiana è proprio in quei barconi che lui fa di tutto per bloccare? Contiamo sulla premier, è solo lei che può spiegargli la mappa N.4 alla mano, che l’Est europeo è ormai il continente africano. Che se proprio ha bisogno di realizzare un ponte, faccia quello verso l’Africa. Illustre premier, solo lei può spiegargli che se l’Europa vuole sopravvivere e non trasformarsi in un museo del tempo che fu, Eurafrica, la mappa n.4 è il suo modo di affrontare la sfida dell’Est.
L’Euroafrica è la metamorfosi più potente, possibile.
