Dopo sei anni, riprendono gli interventi di cardiochirurgia al Giovanni XXIII di Bari. È una bella notizia. Noi l’avevamo anticipata e non possiamo che esserne soddisfatti. D’altra parte, abbiamo seguito molto da vicino l’evolversi degli eventi. E, se ci è concesso, li abbiamo anche incalzati, perché le famiglie dei piccoli pazienti pugliesi non dovessero più intraprendere viaggi della speranza fuori regione e accollarsi disagi e costi elevati.
Senza contare che queste «trasferte» sono parecchio onerose anche per la Regione che deve far fronte ad una mobilità passiva crescente che – come abbiamo visto – è una delle voci più preoccupanti di spesa a carico del bilancio sanitario. E quindi del cittadino che oggi ne paga le spese con l’aumento dell’addizionale Irpef. Certo, non solo per questo caso, lo sappiamo. Oggi, suonando la grancassa, il Policlinico annuncia la buona novella. Bene? Benissimo.
Come è noto, l’attività in sala operatoria era praticamente ferma dal 2022 con un primario di reparto che ha continuato ad andare regolarmente in ospedale, pur in assenza di attività chirurgica da almeno tre anni. Abbiamo denunciato ritardi e situazioni che ci sono sembrate paradossali. Ci siamo presi anche gli strali della classe medica che si è sentita violata e osservata: «Chi c’è dietro di voi che vi manovra?», «A quali interessi rispondete?». Leit motiv di lesa maestà. Siamo andati avanti con la coscienza serena ed oggi possiamo dire di essere soddisfatti che il reparto abbia ripeso l’attività.
Riteniamo che un occhio attento sull’attività di chiunque operi nel settore pubblico rappresenti una stampella del buon andamento democratico e della responsabilità di chi opera in nome dei cittadini. Ci chiamano «cani da guardia del potere» e, infatti, è questo che facciamo. Proviamo a stare attenti a tutto quello che ci gira intorno. Non sempre ci riusciamo, ma facciamo del nostro meglio. Possiamo, però, fare una promessa alle nostre lettrici e ai nostri lettori: non abbasseremo lo sguardo sulla sanità, il settore più vulnerabile per la vita dei cittadini. Non lo abbiamo fatto per la riapertura delle sale operatorie a Foggia e non lo faremo ogni volta che i cittadini vorranno denunciare storture o sciatterie attraverso il nostro giornale.
Li ascolteremo e prenderemo in carico i loro problemi che diventeranno i nostri. Nella sanità come negli altri settori. Convinti, come siamo, che questa regione deve cambiare registro, che le istituzioni devono essere a servizio dei cittadini e non viceversa. E che, in passato, questa inversione di ruoli ha creato non pochi cortocircuiti.
Va dato merito al lavoro del direttore sanitario del Policlinico, Danny Sivo, per aver spianato il campo al risultato dell’Ospedaletto rimettendo in funzione una macchina praticamente ferma e con il quale, pure, non è mancata qualche frizione per il nostro ficcanasare. Ma ognuno fa il suo mestiere. E come dice il saggio: tutto bene quel che finisce bene. E l’ultimo chiuda la porta. Ma state pur sicuri, che in caso di necessità, quella e altre porte non ci faremo velo di aprirle.