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Lo sviluppo economico mediterraneo ora guardi all’Africa

Nel 1947 Alcide De Gasperi (presidente del Consiglio dei Ministri del Governo italiano) e Donato Menichella (governatore della Banca d’Italia dal 1948) volano negli Stati Uniti per negoziare un prestito di 100 milioni di dollari per il rilancio e la stabilità economica del nostro Paese.

L’inizio di una lunga storia che porterà alla nascita della Cassa per il Mezzogiorno e l’unica vera iniziativa che terrà unita l’Italia per lo sviluppo meridionale. Un grande progetto ritenuto dalla Banca Mondiale: «Il più grande e attraente piano di sviluppo regionale del Mondo».

Nel 2025 la nostra presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, vola negli Stati Uniti per incontrare il Presidente Trump e torna in Italia con i “Trump dazi”. Il mondo cambia, l’America cambia e non ci sono più quelle “personalità”. L’Italia dei “Trump dazi” ha un vantaggio sull’Europa e nel Mondo se coglie l’attimo, (carpe diem), si chiama Mezzogiorno nel Mediterraneo. Proviamo a parlare alle massaie, alle donne e agli uomini che vanno a fare la spesa quotidiana.

L’introduzione dei dazi sulle esportazioni dell’Ue potrebbe far lievitare i prezzi, colpendo in particolare il settore alimentare con effetti diretti sulla spesa quotidiana delle famiglie. Bene. Tutto questo ci dice che dobbiamo investire sul nostro comparto agricolo, sui nostri imprenditori agricoli, sulla terra come nuovo scenario economico.

Dove noi possiamo fare agricoltura, produzione di qualità se non nelle aree appenniniche e meridionali? Si aprono scenari apocalittici nel mondo dell’auto con “profezie nefaste” di chiusura degli stabilimenti di Stellantis su tutto il territorio italiano! Perché non si vuole ragionare sul mercato africano dell’auto? Ancora una volta dobbiamo fare ricorso alla nostra storia migliore. Ai Mattei, Saraceno, Olivetti, illuminati economisti, imprenditori, che avevano una visione dello sviluppo italiano ed europeo nel Mediterraneo e che riservavano una grande attenzione proprio al “Continente nero”. È quella visione di sviluppo e di economia che noi dobbiamo recuperare e sostenere in questa Unione europea che ha smarrito le sue ragioni, la sua storia e le sue stesse origini. Siamo quindi chiamati ad affrontare una grande sfida nei mesi e negli anni a venire. Una vera e propria visione “umanistica” dell’economia. Torni ad affermarsi il primato della Politica e la fine di quell’idea globale e globalizzante. Spazio ai mercati africani, ai Paesi Arabi Uniti, alle nuove sinergie, come “nuova frontiera” e soprattutto una “visione strategica” che sia realmente tarata sul lungo periodo.

L’Italia può ritrovare quel “protagonismo” di de gasperiana memoria “se recupera la sua storia economica migliore”. Il “made in Italy” che diventa made europeo, un marchio continentale, una grande azione che porta la sfida nell’area del Mediterraneo guidata dall’Italia, con il protagonismo proprio del nostro Mezzogiorno. Le nostre nonne amavano dire ai loro nipoti: «chiusa una porta si apre un portone». I Trump dazi hanno chiuso una porticina, vecchia, superata e spalancato un portone di nuove e grandi opportunità ma solo per chi riesce a leggere con occhi che guardano lontano e prefigurano scenari nuovi. Assumersi il rischio della Politica, la suggestione di offrire un “African dream” vero e concreto. Svegliati Sud!

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