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Medimex, il futuro inizia adesso

Medimex, il futuro inizia adesso
Foto dalla pagina Facebook del Medimex (https://www.facebook.com/medimex)

Dopo sedici anni il Medimex è diventato una realtà che la città di Taranto aspetta. È forse il cambiamento più evidente che ho percepito in queste ultime edizioni. All’inizio c’era curiosità. Oggi vedo partecipazione. Vedo cittadini che frequentano gli incontri, seguono i concerti, si riconoscono in una manifestazione che è riuscita a costruire un rapporto autentico con il territorio.

Allo stesso tempo continuo a pensare che il Medimex abbia ancora un margine di crescita importante sul piano nazionale. È una realtà conosciuta e apprezzata da molti operatori europei del settore musicale. Negli anni ha costruito relazioni internazionali solide, ospitando professionisti, organizzatori di festival e operatori provenienti da diversi Paesi. Per certi aspetti, ho l’impressione che il Medimex sia più conosciuto in alcune realtà europee che in alcune realtà italiane. Ed è un aspetto sul quale credo valga la pena riflettere. Da qui nasce una convinzione che mi accompagna al termine di questa edizione: il rapporto tra il Medimex e la Milano Music Week deve diventare più stretto.

Milano resta uno dei centri vitali dell’industria discografica, della musica dal vivo, del management e della comunicazione musicale. Per questa ragione ritengo importante costruire un collegamento sempre più forte tra il Medimex e la Milano Music Week. Non per una questione di rappresentanza, ma perché il lavoro svolto in questi anni merita di essere condiviso in maniera più ampia. Credo che questo passaggio possa contribuire a rafforzare ulteriormente il ruolo del Medimex all’interno del sistema musicale italiano.

Tra gli argomenti affrontati durante questa edizione, uno dei più significativi riguarda il mercato della musica dal vivo. Da un punto di vista economico il business della musica dal vivo non è mai andato così bene. I numeri sono importanti, il mercato continua a crescere e il pubblico dimostra una voglia di concerti che resta molto forte. Allo stesso tempo, però, la distribuzione di quella ricchezza presenta squilibri evidenti.

Una parte sempre più consistente delle risorse tende a concentrarsi in un numero limitato di soggetti economici. Se il settore nel suo complesso cresce, molte realtà indipendenti, molti promoter e molte strutture più piccole incontrano invece difficoltà crescenti. A questo si aggiunge una distribuzione territoriale ancora molto sbilanciata.

Una quota significativa dell’economia della musica dal vivo continua infatti a concentrarsi nel Nord Italia. Sono temi che meritano attenzione e che richiedono una riflessione seria da parte di tutto il comparto. In questo senso il Medimex rappresenta anche un luogo di confronto. Un’occasione per discutere problemi concreti, ascoltare punti di vista differenti e ragionare insieme sulle trasformazioni che stanno attraversando il settore musicale. Una parte delle esperienze più interessanti sviluppate negli ultimi anni nasce anche dall’intuizione di Cesare Veronico di coinvolgere direttamente Michele Riondino e Antonio Diodato, chiedendo loro di partecipare al Medimex con iniziative proprie.

Da questo percorso è nata anche «Le Strade del Mediterraneo», un’idea di Antonio Diodato. In quei contesti si incontrano artisti che portano culture, linguaggi e sensibilità differenti. Artisti che spesso vengono percepiti come appartenenti a una dimensione esclusivamente indipendente, ma che possiedono un potenziale artistico e professionale molto importante. Durante questa edizione ho avuto modo di ascoltare giovani artisti che mi hanno colpito profondamente. Penso, ad esempio, a Sara Gioielli. Ho trovato nella sua voce una capacità interpretativa rara, una forza espressiva capace di arrivare direttamente a chi ascolta. Sono quelle esperienze che ricordano quanto la ricerca continui a essere fondamentale e quanto talento esista ancora nel nostro Paese. Per questo non condivido l’idea secondo cui l’Italia non sarebbe più in grado di produrre nuovi talenti.

Il problema è un altro. Il problema è che la creatività incontra sempre maggiori difficoltà a emergere. Oggi le multinazionali investono soprattutto su ciò che funziona. Le piattaforme tendono a promuovere ciò che rassicura. Il pubblico sceglie spesso ciò che riconosce. È un meccanismo che tende a riprodurre sé stesso. Di conseguenza, le proposte che emergono finiscono spesso per assomigliarsi e la sperimentazione incontra ostacoli sempre maggiori. Le eccezioni, però, continuano a esistere. Continuano a nascere artisti capaci di sorprendere e di proporre qualcosa di originale. Hanno bisogno di trovare quello spazio che consente a una proposta diversa di emergere. Il sistema garantisce artisti che fanno fatturato. Più difficile è individuare gli artisti destinati a lasciare un segno nel tempo. Eppure è proprio da quelle eccezioni che, molto spesso, nascono i percorsi artistici più importanti. Per questa ragione considero preziosi gli showcase e tutti gli spazi dedicati alla scoperta.

Se c’è una direzione nella quale mi piacerebbe vedere crescere ulteriormente il Medimex, è questa: aumentare gli spazi dedicati alla scoperta. Più showcase, più occasioni dedicate alla musica indipendente, più opportunità di incontro tra artisti e operatori. È lì che spesso nascono le intuizioni più interessanti e i percorsi che possono contribuire a rinnovare il panorama musicale. Ed è lì che il Medimex può continuare a svolgere uno dei suoi compiti più importanti.