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Locazioni brevi, saranno veri limiti?

La proposta di legge regionale sottoposta agli operatori del settore extralberghiero ha il merito di rispondere alle molteplici richieste dei Comuni, assediati dalla crisi abitativa, di fornire loro una cornice normativa nella quale poter regolamentare le locazioni turistiche.

Sulla scorta delle norme delle regioni Toscana ed Emilia Romagna, per il momento passate indenni sia dalla Corte Costituzionale che dal Consiglio di Stato, si prevede la facoltà per i Comuni ad alta tensione turistica e i Comuni capoluogo di stabilire limitazioni al proliferare di tale fenomeno.

La Puglia lo fa proponendo di stabilire alcuni paletti. La presunzione di attività imprenditoriale per i soggetti che – direttamente o indirettamente – esercitino attività di locazione turistica con più di due immobili (dal terzo in su, e perché non dal secondo?). L’imposizione dell’obbligo di comunicazione al Comune per ogni attivazione di locazione turistica (SCIA o CIA a seconda della natura dell’attività, se imprenditoriale o meno). La predisposizione del quadro di criteri utilizzabili dai Comuni per determinare zone o aree omogenee, in cui porre limiti all’uso di immobili per locazioni brevi.

Ai Comuni, infatti, si forniscono indicazioni circa la necessità di tenere conto del rapporto tra numero di posti letto nelle unità immobiliari ad uso abitativo oggetto di locazione turistica e la popolazione residente, nonché la possibilità di tenere conto di ogni altro elemento utile ai fini della valutazione dell’impatto, diretto o indiretto, della diffusione delle locazioni turistiche sulla disponibilità di alloggi a prezzo accessibile e sulla residenzialità, anche in termini qualitativi, in corretta attuazione del principio di sussidiarietà, inteso nel senso della valorizzazione del ruolo dell’ente più prossimo alla comunità sulla quale tali regole si impongono.

Sulla scorta della pronuncia della Corte Costituzionale n. 186/2025, la Regione Puglia ha preso atto che il fenomeno «ha concorso a determinare fenomeni di overtourism in diverse città, che hanno prodotto esternalità negative» con «effetto inflazionistico sul costo degli alloggi» e che «l’overtourism può determinare la trasformazione urbanistica di interi quartieri e centri, con ricadute di rilievo anche sulla gestione dei servizi pubblici locali». I Comuni, pertanto, se la proposta regionale diverrà effettivamente norma di legge, potranno intervenire su quelle che la Consulta ha definito esternalità negative del proliferare delle locazioni turistiche – e che, a parere di chi scrive, sono in realtà caratteristiche ontologiche del fenomeno, che impattano sull’identità stessa dei territori che ne sono interessati, troppo spesso privati dell’anima e della vivibilità e trasformati in una cartolina da vendere.

Viva la Regione Puglia, dunque.

Ma per provare a rimediare a tali storture, alla luce dei rilievi evidenziati in una ormai vasta letteratura, occorre fare ancora almeno tre cose. La prima è porre i Comuni nelle condizioni, anche finanziarie, di effettuare gli studi e i rilevamenti necessari a stabilire le aree omogenee richieste dalla futura legge regionale, nonché di effettuare i controlli: per questo occorre fornire loro risorse adeguate. La seconda è intervenire, magari con un testo unico di riordino, anche su altre norme regionali che regolano il settore e nello specifico per esempio abrogare le norme che impediscono ai Comuni di richiedere il cambio di destinazione d’uso degli immobili in caso di destinazione di essi a locazione turistica. Infine – sotto altro profilo – occorre intervenire sull’edilizia sociale, che dovrebbe perdere la connotazione assistenziale che ha nella percezione diffusa, e rientrare nell’assolvimento di ordinarie politiche pubbliche in virtù di prerogative costituzionali. Per farlo occorre limitare la possibilità di speculazioni di carattere edilizio e finanziario, e naturalmente ambientale, ponendo mano alla utilizzabilità soggettiva dei relativi finanziamenti pubblici e alle forme di fruizione del bene pubblico casa.

Veralisa Massari è avvocata

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