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Le riforme italiane che falliscono gli obiettivi

Le riforme italiane che falliscono gli obiettivi

La Bassanini ha fallito la sua missione nei piccoli Comuni delle aree interne e della corona alpina. La finta autonomia in materia di pubblica amministrazione, autonomia scolastica è ormai chiara a tutti. L’idea di moralizzare la politica sull’onda lunga di “mani pulite” il disastro sociale italiano porta marchiato a fuoco quei giorni tristi e sconsiderati, ha prodotto solo un coacervo di situazioni paradossali e nocive ai piccoli comuni italiani. La divisione dei “poteri” istituzionali con ruoli di indirizzo ai Consigli comunali, scarsi poteri ai sindaci e alle Giunte comunali con ampio margine di operatività alle strutture burocratiche ha creato nuovi centri di potere, soprattutto, senza il consenso popolare. La macchina burocratica dei piccoli Comuni è praticamente ferma ed in migliaia di realtà locali è praticamente spenta. Piante organiche vuote di contenuti, non rinnovate e soprattutto prive di funzioni e competenze utili per affrontare e vincere la sfida europea nella sua complessità.

La Legge 59/1997 pomposamente attribuiva la delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle Regioni, agli Enti Locali, per la Riforma della Pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa. L’art. 21 della Bassanini recita in materia di pubblica istruzione: “Le istituzioni scolastiche sono autonomi e funzionali alla definizione e alla realizzazione dell’offerta formativa. A tal fine interagiscono tra loro e con le comunità locali promuovendo il raccordo e la sintonia tra le esigenze e le potenzialità individuali e gli obiettivi nazionali del sistema di istruzione”.

A quasi trent’anni dalla legge Bassanini i risultati della riforma sono sul tappeto in tutta la loro virulente fallacia. Per migliaia di piccoli Comuni italiani la PA è una piaga , un freno , un incentivo alla fuga dalla montagna , dalla collina, dalle aree interne, dall’Appennino.

Per i 10 milioni di cittadini che vivono nei piccoli Comuni italiani la lotta impari con l’assenza di semplificazioni amministrative, di risposte concrete e coerenti con i tempi della rete veloce un tappo terribile.

Il sistema scolastico appenninico è afono, non c’è

nessuna sintonia dal basso e l’offerta formativa è davvero ai mini termini.

Urgente la “legislazione differenziata” che guardi nel concreto ai luoghi, alle opportunità, alle necessità di chi vive l’Appennino e non le grandi aree urbane.

La riforma del sistema delle autonomie locali ed una nuova “ governance” del Sindaco con i suoi poteri e le sue chiare e trasparenti responsabilità in materia di appalti , lavori pubblici, programmazione e realizzazione del programma elettorale sottoposto al giudizio elettorale. Il tempo dei “burocrati” immuni e scevri dal peccato è scaduto, la politica recuperi il suo primato e riparte dal Municipio, il luogo vere della partecipazione democratica e della risposta alle legittime attese dei cittadini.