Il 27 ottobre rischia di diventare la data delle date. Alle 16 il Governo incontrerà gli autotrasportatori, un’ora dopo toccherà all’ex Ilva. Due vertenze diverse, un’unica certezza: le risposte arrivate finora non bastano. La sensazione è che il Governo abbia buttato la palla in avanti, guadagnando tempo senza sciogliere i nodi.
A Taranto la politica ha trovato un accordo, ma non ancora una soluzione. L’unità tra maggioranza, opposizione e sindacati è un segnale importante. Adesso, però, servono un piano industriale, investimenti e garanzie. E incombe il 20 ottobre, quando la Cassazione affronterà il nodo dell’area a caldo. Una scadenza che non aspetta i tempi della politica.
Sul fronte dell’autotrasporto, la convocazione del Governo non ha fermato la protesta. Anzi, chi presidia le strade contesta persino la rappresentatività degli invitati al tavolo. Intanto la Puglia è a secco, le merci non viaggiano e le imprese rischiano di fermarsi. E a pagare il conto sono anche cittadini e lavoratori estranei alla vertenza.
Persino gli olivicoltori, ottenuta una prima modifica al provvedimento sulla tracciabilità, mantengono lo stato di agitazione. Perché i problemi economici del settore restano irrisolti.
Tre crisi, tre mobilitazioni, qualche apertura. Ma nessuna risposta definitiva. Convocare un tavolo non significa risolvere un problema. Il 27 ottobre può essere una svolta. Purché non diventi soltanto un’altra data sul calendario delle promesse.
