E allora ci risiamo. Il presidente della Regione, Antonio Decaro, ha comunicato – a margine di un incontro nei giorni scorsi – che terrà per sè la delega al Turismo riconsegnata nelle sue mani dalla dimissionaria Graziamaria Starace. Con una aggiunta: «I pugliesi si fidino di me, d’altra parte ho fatto di Bari una città turistica».
Deve essere un modus operandi quello di Decaro di riservare le deleghe più spinose per sè. Da sindaco della città di Bari, tenne per l’intera durata del suo secondo mandato, ovvero per circa 5 anni, quella all’Urbanistica. Una scelta assai criticata. Per una serie di ragioni: 1) affidare le pratiche a persone qualificate permette di seguirle con maggiore cura, inoltre il governatore ha già il suo bel da fare senza aggiungerne altro; 2) il presidente della Regione, come il sindaco, rappresentano il soggetto terzo di garanzia rispetto alla delega assessorile poichè hanno a cuore l’intera comunità e devono tutelare la visione collettiva; 3) nella squadra di governo è necessario rappresentare tutte le anime della coalizione e che Prossima non abbia richiesto l’assessorato è un’anomalia che assomiglia più ad un gesto di proprietà che ad uno spazio politico indipendente; 4) La separazione delle funzioni aiuta a distinguere ruoli di proposta e di indirizzo.
Se l’intento è aspettare che le cause penali della passata assessora abbiano un esito a lei favorevole non è consigliabile, visto i tempi della giustizia.
Quindi, Decaro ci dia un nuovo assessore/a al Turismo al più presto non aggirando l’ostacolo con la nomina del pur capace Annibale D’Elia a direttore di dipartimento. Le due funzioni sono diverse e complementari.
