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Imprenditori, Mezzogiorno e Resistenze – L’EDITORIALE

C’è una carità pelosa che la politica esibisce con magnanimità, ricevendo applausi e ringraziamenti. E c’è una capacità imprenditoriale che al Mezzogiorno si vuole rappresentare sempre come deficitaria nel confronto con la grande impresa del Nord.

Entrambe sono figlie della stessa consuetudine: quella di una politica che ha interesse a tenere sotto il tallone comunità e intrapresa.

Il caso si attaglia perfettamente a Taranto, città dalla bellezza struggente, mortificata negli anni da chi ha governato lo sfascio materiale di quell’area a tutti i livelli, tanto che la fiera gente ionica oggi fa fatica a rialzare la testa. O meglio, a crederci ancora. Fino ad ora si sono visti contentini, elargizioni. Vera impresa, poca.

Taranto resta imbrigliata dalla paura di una politica pavida che fa i conticini della serva con un elettorato sempre più scoraggiato e da improbabili imprenditori stranieri che potrebbero vendere persino patacche per oro. Mentre imprenditori locali che hanno voglia di provarci, per una volta, a fare impresa e profitti (nessuno si scandalizzi), ma anche a far crescere quel territorio, vengono tenuti a freno. Perchè? Non è lontano il tempo in cui abbiamo assistito alla calata di grandi imprenditori del Nord che hanno preso contributi a pioggia e sono scappati. Qui no.

Qui siamo di fronte ad imprenditori locali che ci hanno messo la faccia e i soldi e che vogliono far crescere il nostro territorio. Perchè, allora? Giochiamo a carte scoperte, l’unico metro con cui sappiamo comunicare con i nostri lettori e lettrici. Tutti sanno che l’editore di questo giornale ha messo in piedi una cordata che mira a costruire una flotta aerea dal Sud e per il Sud.

Quante volte è capitato a tutti noi di maledire i costi di una tratta aerea verso il Nord di compagnie sempre più esose? E cosa comporterebbe far crescere una compagnia aerea pugliese, fatta da imprenditori pugliesi e collocata in un territorio che deve rialzare la testa come quello di Taranto, nello scalo di Grottaglie?

Vediamo un po’: lavoro in quella terra? Si. Apertura di canali di transito, magari anche di commercio e turismo in un’area abbandonata da Dio e dagli uomini? Si. Sviluppo per la vicina regione Basilicata con soste magari nel Tarantino? Si. Impiego per giovani hostess e steward. Si. Promozione dei prodotti locali sulle tratte aeree e negli stand a terra? Si. Internazionalità? Si. Ha mai visto il presidente Decaro i treni pieni come uova per Milano, Torino e Genova da Taranto con tratte della durata da far west? E, allora, per quale recondita ragione la Regione non favorisce questo processo? Perchè è così aperta alla sedimentazione di industrie militari (seppure di difesa), ma non a favorire la propria autoctona imprenditoria? Mistero.

Mistero glorioso, poi, se si pensa al super attivismo nel mettere a punto una linea cargo verso Istanbul dallo stesso aeroporto. Cosa chiedono in generale gli imprenditori? Innanzitutto, di non tenere bloccati i fondi Pia e miniPia su indirizzi che non hanno visto l’interesse di investitori; rimodellare quindi i codici Ateco (classificazione delle attività economiche) per sbloccare risorse per terziario, servizi, per la gestione dei centri sportivi post Giochi del Mediterraneo.

Certo, per gli scali, la competenza è di Enac, ma Aeroporti di Puglia è il gestore e la volontà politica è della Regione. Bene ha fatto, allora, il consigliere Vietri a chiedere chiarimenti in Commissione Trasporti. Diversamente, ma è solo un pensiero maligno che ricacciamo, saremmo di fronte a quello che nella vecchia politica si chiamava genuflessione. Quella che, in chiesa, si fa al cospetto di nostro Signore Iddio. Ma speriamo davvero, anzi ne siamo sicuri, che nessuno si creda tale.

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