Il 2 giugno 1946 l’Italia ha scelto di essere una Repubblica anche grazie al voto delle donne. Oggi, 80 anni dopo, la parità viene «coltivata» ogni giorno dalle donne giacché, a fronte del cammino compiuto, tanto ne resta ancora da percorrere, soprattutto nel mondo agricolo, dove il contributo femminile, seppure decisivo, non è ancora riconosciuto come meriterebbe. Il diritto di voto conquistato dalle donne è stato il primo passo verso la parità di genere. Ma la strada è lunga e il processo non sarà compiuto fino a quando non sarà affermata la piena dignità di ogni essere umano. In agricoltura, questo percorso è stato complesso. Si pensi che nel 1934 veniva introdotta in Italia una norma fascista che stabiliva, per legge, la disparità salariale di genere nel lavoro agricolo, comunemente detta «coefficiente Serpieri».
In pratica il lavoro di una donna valeva la metà di quello di un uomo. Questa norma profondamente discriminatoria è stata definitivamente cancellata con la Legge n. 860 del 1964, che ha sancito l’eguaglianza e la parità di retribuzione nel lavoro agricolo. Le Nazioni Unite hanno deciso di celebrare nel 2026 l’«Anno internazionale delle donne agricoltrici» per porre al centro il loro ruolo, che è cruciale nei sistemi agroalimentari, sottolineando come le donne siano il motore per la realizzazione della multifunzionalità, sostenibilità, innovazione. Un nuovo modo di intendere l’agricoltura. Oggi, in Italia, le donne guidano il 31% delle imprese agricole. L’80% delle aziende femminili sviluppa attività multifunzionali (agriturismo, didattica, progetti sociali) contro il 61% delle aziende a trazione maschile.
È uno dei pochi ambiti in cui le donne sorpassano gli uomini. Una rivoluzione silenziosa la nostra, che ha cambiato il volto dell’agricoltura italiana. Persistono però forti criticità, soprattutto nel conciliare impresa, maternità e cura familiare, gravate dalla carenza di servizi nelle aree interne, dove la presenza femminile è particolarmente significativa.
Dobbiamo, oggi più che mai, aumentare la presenza delle donne nei ruoli decisionali. Non è importante soltanto quante siamo, ma quanto contiamo. In Italia, su 21 regioni, ci sono soltanto quattro assessore all’Agricoltura – il 19% – in Sardegna, Toscana, Valle d’Aosta, Trento. Mai una donna ha ricoperto la carica di presidente di una delle tre principali associazioni agricole (Cia, Coldiretti, Confagricoltura), sia a livello regionale sia nazionale. E negli altri ruoli non sono nelle condizioni di incidere sui processi decisionali.
La parità di genere rischia, pertanto, di restare un obiettivo solo formale, non una dimensione strutturale delle strategie e delle politiche rurali. Infine, nel ricordare 80 anni di diritti conquistati, avendo all’orizzonte percorsi ancora da affrontare, non possiamo esimerci dal ricordare le 21 madri costituenti che furono protagoniste della Resistenza italiana e, con loro, pensare alle donne che, oggi come allora, sono ancora le più colpite nelle zone di guerra, ma che sono anche grandi protagoniste della ricostruzione.
Buona Festa della Repubblica.
