Rileggere il saluto del Presidente Mattarella al Parlamento in seduta comune significa scoprire e ripercorrere un itinerario storico, sociale, culturale e politico che trova radici profonde. Il punto cardinale è nella fase in cui il Presidente dice che “la pari dignità sociale è il caposaldo di uno sviluppo giusto ed effettivo”; è proprio così e si riscopre la base di quegli studi giuridici approdati al costituzionalismo latino, che riguarda le costituzioni diverse da quelle anglosassoni (fondate sul riparto dei poteri), le quali si riferiscono alla persona, ai diritti, ai doveri, alle autonomie e alla partecipazione. Questa impostazione (fondata sui diritti e doveri) si ritrova in molte costituzioni, ma quella italiana è esemplare ed è stata ripresa in parecchi altri testi successivi; basta rileggere i primi 12 articoli sui principi fondamentali e la prima parte sui diritti e doveri. In questi articoli vi è un filo conduttore che parte dai principi e cioè dagli artt. 2 e 3 della Costituzione nei quali si parla di persona umana e di dignità che, secondo l’Assemblea costituente, si tutelano con tutti quei diritti indicati dall’art. 13 fino all’art. 54, i quali servono a corredo dello sviluppo della persona umana come singolo e nelle formazioni sociali.
La mera dichiarazione dei diritti, però, non è sufficiente; occorre acquisire una consapevolezza del rapporto tra la dichiarazione dei diritti e la realtà quotidiana dei fatti; di qui, si può cogliere il ruolo delle libertà, delle formazioni sociali, della scuola, delle università, della stampa, degli altri media e dei social. Un vasto campo che non può essere dominato o sviluppato solo con la legge o con i giudici; compete ad ogni persona, da sola e nelle formazioni sociali, contribuire all’emersione della persona umana con la sua totale dignità.
È un grande impegno che non può essere delegato soltanto allo Stato come era nelle concezioni liberali ottocentesche; va invece assegnato alla “Repubblica” (termine usato dal Presidente in luogo di quella di Stato), perché tale ente comprende sia lo Stato, che le regioni, che tutti i cittadini e tutte le formazioni sociali, (partiti, associazioni, organizzazioni varie e diffuse sul territorio), che costituisce lo Stato comunità, in cui vive il principio della sussidiarietà orizzontale e cioè della capacità dei singoli e dei gruppi di muoversi per crescere reciprocamente e sviluppare la propria e l’altrui personalità.
In questa luce si scopre come la dignità viva attraverso le situazioni e le condizioni di risposta delle persone, nella vita quotidiana, e l’eliminazione delle situazioni ed attività lesive della dignità. Il messaggio del Presidente si diffonde su tredici punti nei quali parla della dignità; in alcuni casi dicendo che cosa non è dignità, in altri casi dicendo come deve essere la dignità.
Vi sono alcuni punti che richiamano l’art. 3 della Costituzione; vale a dire, gli ostacoli allo sviluppo della persona ed alla pari dignità; questi sono negatività esistenti in punto di fatto; trattasi del razzismo, dell’antisemitismo, della violenza sulle donne, della dignità negata ai migranti, della tratta e delle schiavitù degli esseri umani, dei lavoratori abbandonati e delle morti sul lavoro e del valore quasi inesistente che viene attribuito alla vita di ognuno, specie nell’età più fragile.
Per questa situazione di fatto e sociale, la Costituzione prevede la loro eliminazione ed il Presidente suggerisce non tanto di farlo con leggi o con sentenze, ma attraverso la cultura, l’educazione e l’esempio. La dignità umana soffre, poi, anche a causa delle varie criticità, da cui emerge e come, ai sensi dell’art. 2, occorra dare aiuto allo sviluppo della persona.
Il messaggio è chiaro: il diritto allo studio e la lotta all’abbandono scolastico sono il punto di partenza, fino al rispetto per gli anziani; l’attenzione per la povertà e precarietà disperata, la tragedia della scelta tra lavoro e maternità; vi sono poi le differenze più gravi derivanti dal divario tecnologico e digitale; vi sono cioè, due categorie di persone: una tecnologicamente avanzata e l’altra tecnologicamente analfabeta. Anche il problema dei disabili rientra nella sfera della dignità, come le carceri affollate e la difficoltà di promuovere una rieducazione sociale dei detenuti.
Al fondo della dissolvenza sociale viene richiesta dal Presidente tutela ed aiuto per la libertà dalla mafia e dai ricatti della criminalità, che cancellano ogni tipo di dignità sull’altare di un potere inqualificabile. Nella tutela di questa dignità rientra infine il ruolo dell’informazione che, secondo il Presidente, deve essere libera ed indipendente ai sensi degli artt. 21 e 3 della Costituzione. La chiamata a contribuire alla rinascita dell’uomo e al ritorno ad una sua dignità piena, appare evidente e merita di essere ascoltata.
* Ordinario emerito di Diritto costituzionale













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