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Il Piccinni immaginato ha aperto il cammino verso l’anniversario

Non c’è che dire: una bella idea voluta dalla Fondazione Petruzzelli, e un’ottima sua realizzazione spettacolare si è realizzata al teatro Piccinni di Bari, nella serata di martedì 28 aprile, per incominciare a ricordare il barisienne-parisienne Nicola-Niccolò Vito Piccinni (nato a Bari nel 1728 e morto a Passy-Parigi nel 1800) al fine di introdurre una serie di manifestazioni che un apposito comitato sta preparando per celebrarne il tricentenario della nascita.

Piccinni immaginato

Questo primo appuntamento, dal titolo Il Piccinni immaginato ha visto come assoluto protagonista un eccellente attore – Sergio Rubini – il quale ha letto anzi, meglio sarebbe dire, interpretato un testo appositamente scritto da Valerio Cappelli, che metteva al centro la famosa contesa o querelle tra Gluck il viennese, e Piccinni il barese nella Parigi del 1776. Il musicista italiano era reduce dal grande successo della sua Cecchina o La buona figliola che su libretto di Goldoni aveva infiammato mezza Europa, una Cecchina che un altro meridionale, il materano Egidio Romualdo Duni, aveva per primo messo in musica, per quanto, purtroppo, la partitura di Duni non sia mai stata ritrovata.

Il trasferimento a Parigi

Improvvisamente Nicolò Piccinni decise di trasferirsi a Parigi dove era stato chiamato dai sostenitori del «partito» musicale italiano per contrastare il crescente successo di Gluck, così trovandosi coinvolto, suo malgrado e senza molta convinzione, in una contesa forse più grande di lui. Furono per lui anni difficili tutti incentrati in una specie di gara estetico-musicale tra due musicisti che furono chiamati, furbescamente, a comporre un’identica opera: la Ifigenia in Tauride (Iphigénie en Tauride) in età moderna rappresentata a Bari al teatro Petruzzelli nel 1996 per una splendida regia di Luca Ronconi. Tutto risuonò, allora come adesso, per dimostrare la diversa valenza compositiva per cui Gluck anticipava la nascente tendenza preromantica e Piccinni invece sublimava l’«antica musica» italiana del ‘700.

Le grandi querelle

Nell’occasione di martedì scorso, abbiamo subito pensato ad un’altra «gara», quella nata tra il giovane Mozart, allora quasi del tutto sconosciuto, e l’italiano Antonio Salieri già noto come uno dei valenti compositori italiani, maestri di musica presso le corti europee; quel Salieri la cui opera L’Europa riconosciuta del 1778 aveva inaugurato il teatro La Scala di Milano. E come ancora non ricordare il celebre film di Milos Forman, Amadeus, che illustrava in forma cinematografica la non meno celebre «querelle» tra i due compositori, così tanto diversi e per due fazioni nate attorno a loro, così accendendo una miccia che fu antesignana di quella molto più famosa tra Piccinni e Gluck, oggetto appunto della lettura di testi e documenti veramente «spettacolare» fatta da Sergio Rubini.

Rubini in scena

Il suo spettacolo è stato dunque costruito in maniera semplice ma accattivante, grazie anche ad una sorta di colonna sonora settecentesca data dal suono di un clavicembalo messo in scena, appartenuto alla compianta Margherita Porfido e ottimamente suonato da Gaetano Magarelli; e con l’attore Rubini che leggeva, anzi descriveva benissimo la vita parigina di Piccinni, lì vissuta fino al 1791, quando tornò precipitosamente a Napoli nei drammatici mesi a ridosso della Rivoluzione.

Ma fu proprio a Napoli che venne subito sospettato dalla regina Maria Carolina, sorella di Marie Antoniette poi ghigliottinata, d’essere un giacobino e costretto agli arresti domiciliari per ben tre anni. Piccinni riuscì comunque a tornare a Parigi dove ottenne meritati riconoscimenti persino da Napoleone Bonaparte. E fu a Parigi che qualche tempo dopo si spense nel 1800.

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