La maggioranza di governo, dopo non poche difficoltà interne, si è decisa a presentare alle Camere la proposta sulla nuova legge elettorale! Anche se si è nella fase finale della legislatura, e quindi in un tempo non molto idoneo, la scelta è dettata essenzialmente dalla paura che l’attuale sistema elettorale non garantirebbe una vittoria certa del centrodestra.
Dopo decenni si torna dunque al proporzionale con un premio di maggioranza del 18,5 % – 70 seggi alla Camera su 400 membri e 35 al Senato su 200 – che il disegno di legge prevede siano in un listino che si aggiunge ai parlamentari eletti della coalizione vincente con almeno il 40% dei consensi.
Se nessuna coalizione supera questa soglia è previsto il ballottaggio tra quelle più suffragate. Tralasciando per un attimo l’eccessiva percentuale del premio di maggioranza che pur salta agli occhi, l’aspetto più deprimente è quello della mancanza delle preferenze.
Ancora una volta di preferenze non c’è traccia nel disegno di legge. Il sistema proporzionale si coniuga per sua natura e tradizione con le preferenze, come nei comuni e nella maggior parte delle regioni, dando la possibilità all’elettore, dopo aver scelto il partito barrando il simbolo, di scegliere anche i candidati che ritiene più idonei a rappresentarlo.
Questa opportunità viene ancora una volta negata ai cittadini da questa proposta di legge. Infatti gli elettori troveranno nella scheda elettorale i simboli dei partiti con accanto una lista di nomi pari al numero di seggi eleggibili nella circoscrizione, ma non potranno esprimere alcuna preferenza. Gli eletti infatti saranno i primi nell’ordine di lista stabilito dalle segreterie nazionali dei partiti! Le conseguenze di questa scelta sono molto più devastanti di quanto possa apparire a prima vista. Anzitutto per un obiettivo deficit di democrazia che dovrebbe far sì che i cittadini eleggano i propri rappresentanti. Quale parlamentare infatti si sentirà responsabile nei confronti dell’elettorato se il seggio gli viene dato non dai cittadini ma dalla segreteria del partito o dai capibastone che la compongono? Nella sua azione parlamentare risponderà ai cittadini o a coloro che gli hanno dato – e che verosimilmente in futuro gli daranno – il seggio?
Tutti si lamentano della bassa percentuale di votanti e di un astensionismo che dilaga sempre più, ma nessuno si pone il problema di quanto il cittadino si senta realmente coinvolto nei meccanismi elettorali. Anche perché con un sistema senza preferenze non si crea un rapporto diretto, come nei comuni e nelle regioni, tra l’eletto e l’elettore.
Ma vi è un altro vulnus di natura istituzionale. L’Italia è una Repubblica parlamentare ma sono anni che il parlamento è ormai subordinato al governo e ai partiti. Si è ridotto a tradurre in legge i decreti del governo e ad essere prono a tutti gli accordi sanciti dai vertici politici. Ma come poter ripristinare la centralità del parlamento prevista dalla Costituzione se lo stesso viene di fatto nominato dai segretari di partito? I quali aumentano il proprio potere all’interno del partito proprio perché hanno la facoltà di distribuire i seggi?
Ci troviamo dunque dinanzi ad una legge che consacra definitivamente la sussistenza e la autoconservazione di una classe dirigente in molti casi autoreferenziale che non ha più alcun rapporto reale con il Paese e che finge di dialogare con esso esclusivamente attraverso media e social.
Mi aspetto dalle opposizioni, che in passato non sempre sono state particolarmente sensibili al tema, un sussulto di indignazione contro questa deriva e credo che un coinvolgimento popolare in nome dei diritti degli elettori sia una battaglia giusta e necessaria per dare al Paese la percezione che ci sono ancora delle forze politiche che realmente si battono per rilanciare una democrazia non di facciata, che induca il parlamento e le forze politiche a rispondere principalmente alle istanze dei cittadini che rimangono il soggetto propulsore di un Paese che voglia privilegiarli rispetto agli apparati.
Giovanni Procacci è componente della direzione regionale del Pd Puglia













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