Sono sbarcati in città i cassonetti intelligenti. Per anni abbiamo avuto cassonetti stupidi e cittadini intelligenti. Poi, lentamente, senza che nessuno lo dicesse ufficialmente, i ruoli si sono invertiti. E oggi ci ritroviamo con bidoni dotati di tessera elettronica, sensori, controllo dei conferimenti e, se tutto va bene, tra un po’ pure la voce guida che ti dice: «Buongiorno. Deposita l’umido. E non fare il furbo, ti sto guardando».
Una specie di Alexa dell’immondizia. Solo più giudicante. Già dai primi conferimenti c’è stata l’epifania di scene tipiche. Il cittadino modello arriva, pigia un tasto, apre il cassonetto intelligente, deposita il sacchetto biodegradabile e si sente Greta Thunberg con la sciatica.
Poi fa due passi e trova il solito sacco nero abbandonato sul marciapiede. Che non è un sacco: è un monolite, un’opera d’arte contemporanea, un messaggio alla città: «Non mi avrete mai». E lì capisci che il cassonetto intelligente è come quei progetti pubblici italiani: modernissimo nella brochure, medievale nella pratica.
Il cassonetto ha i sensori. Il cassonetto ha la memoria. Il cassonetto ha la tessera. Il cittadino, invece, ha la fantasia. Che è molto più potente. Perché nessun sensore potrà mai prevedere la creatività foggiana nel buttare rifiuti: dal lancio a parabola al deposito furtivo notturno, fino alla specialità olimpica del «lo lascio qui, tanto qualcuno lo prende». In molte città europee i cassonetti intelligenti funzionano.
Ma lì funzionano anche i cittadini. E i controlli. E le multe. E la manutenzione. E la logica. Da noi il rischio è sempre lo stesso: inaugurare il futuro e poi dimenticarlo in un cassetto. Come il tapis roulant comprato e usato solo per appenderci i cappotti. La raccolta differenziata è diventata un rito morale.
Separi plastica, carta e organico e ti senti una persona migliore. Poi scopri che metà finisce comunque dove capita e ti senti un po’ scemo, ma ormai hai già comprato i sacchetti biodegradabili da 12 euro al pacco. Il cassonetto intelligente rischia di diventare il simbolo perfetto del nostro tempo: non importa se la città è sporca, l’importante è che tu ti senta in colpa nel modo giusto.
Se questi cassonetti serviranno davvero a migliorare le abitudini, ridurre l’abbandono e aumentare il riciclo, allora ben venga la tecnologia. Se invece finirà tutto come al solito, il risultato sarà uno solo: cassonetti sempre più intelligenti in città sempre più creative.
