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Fuori porta – Fardella: tra boschi, fontane e sentieri nel verde del Pollino

Fuori porta – Fardella: tra boschi, fontane e sentieri nel verde del Pollino

Sulle colline ricoperte di boschi del Parco Nazionale del Pollino, dove si nascondono sorgenti di acqua gelida purissima ed antiche fontane, sorge la lucana Fardella, con poco più di 550 abitanti, abbarbicata in posizione panoramica a circa 700 metri di quota.

Con Teana, Chiaromonte e Calvera, è uno dei quattro comuni attraversati dal «Cammino del Mischiglio», così come viene definito il mix di grano e farine di legumi e cereali, tipico di questo territorio. È anche il punto di partenza ideale per lunghe passeggiate e percorsi di trekking. Si può cominciare da Serra Cerrosa, 930 mt sul livello del mare. Battuto da venti freddi, è un luogo privilegiato per ammirare le tre vette più alte del Pollino: Serra Dolce Dorme, Monte Pollino e Serra del Prete.

Lungo la passeggiata, ci si imbatte in fragoline di bosco, more, sotto aceri campestri e castagni, tra ginestre e pungitopo. Un habitat scelto anche da lepri, volpi, faine, martore, cervi, caprioli, cinghiali e picchi neri. Ai più fortunati può capitare anche di scorgere un nibbio reale in volo. Alla base del paese, invece, sorge un piccolo laghetto, circondato da fitta vegetazione. Fa parte del vicino «Parco Comunale Barbattavio – Angelo Guarino», di notevole pregio naturalistico, che ospita campi sportivi e dove a gennaio scorso è stato riaperto il rifugio Verdombra. Bella anche la vicina ed antica Fontana della Salute (o di Don Francesco). In questo sistema di vasche, tra muschi e piante acquatiche, le donne andavano a lavare i panni. Oggi è il luogo preferito di quanti cercano refrigerio nelle calde giornate estive, complice l’acqua che scorre ininterrottamente, gelida e salubre, anche in piena estate.

Non solo natura: la fondazione di Fardella risale alla fine del Seicento, ma il territorio era abitato già in epoca antica. Si passeggia nelle viuzze strette, intervallate da scalinate, palazzi dei signorotti locali e case contadine. Il cuore è certamente la raccolta Chiesa madre, dedicata a S. Antonio di Padova, le cui prime tracce risalgono al 1704, ma ricostruita più volte. A poca distanza c’è il Museo della Parola, ospitato nel seminterrato dell’antico Palazzo Donato, risalente alla metà dell’Ottocento, dove ascoltare dalla voce di anziani fardellesi storie e tradizioni di questa terra intrisa di ricordi ed oggi attanagliata dal fenomeno dell’emigrazione.

A disposizione dei visitatori un’area sosta camper in posizione strategica, a due passi dal centro e con una bella vista sulle colline sottostanti. Per chi viaggia in modo tradizionale, invece, c’è il pittoresco Borgo San Vito, immerso tra oliveti e vigneti. Cavalli per andare alla scoperta della natura circostante ed una piscina dove rinfrescarsi in estate.

A poca distanza le due famose querce secolari in un’ansa quasi nascosta di Contrada Cerse, tra i poderi coltivati. Forse proprio non essere a vista le ha preservate pressoché intatte, con la possanza dei loro tronchi rugosi e l’intreccio insolvibile dei rami protesi verso il cielo. Alla base, i versi del poeta Tonino Guerra incisi su una pietra, anch’essa garanzia di resilienza al passare del tempo. Proprio come Fardella.