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Fuori porta – Colobraro tra magie e la grande diga che disseta la Puglia

Fuori porta – Colobraro tra magie e la grande diga che disseta la Puglia
La Valle del Sinni (foto Liotine)

Chissà se la maga di Colobraro, piccolo paese nel cuore della Basilicata, aveva previsto che, nella sottostante vallata del Sinni, sarebbe sorta la più grande diga d’Europa in terra battuta.

«Chille paìse» lo chiamano ancora i lucani, per scaramanzia, evitando di pronunciarne il nome. Il motivo è racchiuso in una serie di leggende. A cominciare da un episodio raccontato da generazioni: un podestà locale avrebbe concluso una sua affermazione con la frase «Se non dico la verità, che possa cadere questo lampadario». E il lampadario cadde davvero. A questa storia si aggiunsero le donne ritenute capaci di curare il malocchio, tra cui la cosiddetta «Cattre», alla quale la tradizione attribuisce poteri magici. La nomea del paese convinse perfino Ernesto De Martino, noto antropologo e storico delle religioni, a passare da queste parti negli anni Cinquanta, per studiare proprio il mondo delle credenze e dei rituali lucani.

Oggi Colobraro è un paese arroccato a circa 630 metri, con un centro storico di ripide salite, vicoli e passaggi angusti. Qui le case abitate d’estate convivono con il silenzio di quelle lasciate dagli emigranti, la passeggiata intorno ai resti del castello regala una bella vista sulla valle e anche l’arte ha trovato il proprio luogo d’elezione: nella sua bottega in centro, il fabbro-artista Mario Favoino lavora ferro intagliato, raschiato e levigato, con cui racconta paesaggi e simboli della Basilicata.

A una ventina di chilometri, sorge un altro paese profondamente legato alle tradizioni locali: Senise, arroccato sulla collina, scrigno di gioielli come il convento francescano, oggi sede del Municipio, e la chiesa di San Francesco, caratterizzata da una facciata in pietra, il portale gotico, gli stucchi seicenteschi, gli affreschi e il coro ligneo, oltre che dal celebre polittico firmato da Simone da Firenze del 1523.

Il vicino fiume Sinni, proprio a pochi km da Senise, viene sbarrato dalla grande diga di Monte Cotugno, costruita nel 1983. Con i suoi 1.850 metri di lunghezza e una capacità massima di circa 530 milioni di metri cubi è cruciale non solo per la Basilicata: alimenta, infatti, il sistema che porta acqua per usi irrigui, potabili e industriali anche in Puglia. Un’opera che ha trasformato radicalmente il paesaggio e la vita economica della valle.

In questo fazzoletto di terra lucana, tra rituali ancestrali e opere di alta ingegneria, non mancano luoghi dove godere della gastronomia locale. Come la Tenuta Fortunato: agriturismo, azienda agricola e fattoria didattica, con attività all’aria aperta e cucina legata ai prodotti del territorio. Qui il peperone di Senise IGP, detto «zafaran», viene ancora lavorato in modo tradizionale: appeso in lunghe «serte», essiccato e poi utilizzato per preparare il celebre peperone crusco o la sua profumata polvere.

È forse questo il modo migliore per attraversare questa parte della Basilicata, senza lasciarsi intimorire dalla fama di Colobraro. Perché qui la storia, anche quando sembra una leggenda, continua a stare nelle cose.