Un’assemblea aperta a tutte le intelligenze per tornare a vincere. Terminata la fase post-voto, quella dei singoli risultati personali, una coalizione seria convoca i propri «stati generali» per analizzare il risultato elettorale e capire in cosa si è fatto bene, in cosa male e in cosa migliorare.
La campagna elettorale che ci lasciamo alle spalle ha segnato un risultato scontato ed inevitabile.
Bisogna necessariamente analizzare gli errori commessi a monte per venire a capo degli oltre vent’anni di sconfitte affinché non diventino facilmente trenta.
Badate bene gli errori non sono mai di una singola persona e tantomeno si possono ascrivere al candidato presidente, che si è immolato in una competizione assai difficile. Ma senza una doverosa e severa autocritica non si cresce, al contrario nelle sfide future si commetteranno inevitabilmente sempre gli stessi errori che porteranno sempre allo stesso risultato: una sonora sconfitta elettorale.
A poco servirebbe un’analisi del voto al chiuso di una stanza, dove sarebbe troppo facile auto celebrare le piccole o grandi soddisfazioni di una lista, di qualche bravo candidato o di territori che riescono a dare segnali di esistenza in vita. Si convochi piuttosto una grande assemblea aperta, magari di più giorni, dove dare voce a tutte le forze e le intelligenze del centrodestra.
Dobbiamo dirci apertamente tutto ciò che può essere utile a migliorare e a rendere competitivo il centrodestra con uno spirito di confronto vero, costruttivo e propositivo. Senza infingimenti. Dobbiamo, inoltre, doverosamente ringraziare tutti gli elettori che ci hanno accordato la propria fiducia e tutti i candidati che si sono spesi per le nostre idee, a partire dal nostro candidato Presidente che ci ha messo faccia e cuore con umiltà senza mai risparmiarsi.
Dobbiamo aprire i momenti di confronto ai simpatizzanti e agli elettori. Saranno loro a dirci in cosa sbagliamo e come possiamo migliorare. Aprire un dibattito e fare autocritica con umilità è l’unica strada per riconnettere il centrodestra con il corpo elettorale. Lo dobbiamo principalmente a tutti i nostri elettori, soprattutto a quelli che ancora una volta si sono astenuti in attesa di un cambiamento che ancora non vedono.
*Direttore Fondazione Tatarella













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