Dunque, la «Commissione parlamentare antimafia» ha concluso le sue audizioni in Puglia, come già rendicontato dal nostro giornale, ieri. Fra i dati inquietanti emersi nella «Puglia felix», c’è il pericoloso riaffacciarsi della Sacra Corona nel Salento. Chi ha memoria della mafia di Pino Rogoli, come la sottoscritta, sa che c’è da stare in guardia.
E con una guardia bella alta. Perché la nuova recrudescenza della mafia pugliese, vede una saldatura con la manovalanza albanese che ha metodi ancora più violenti e crudi. Non è dato ancora di sapere se l’assalto al furgone sulla superstrada fra Brindisi e Lecce fosse pilotato, con sistemi paramilitari, dalla Scu. Di ieri, intanto, l’attentato alla moglie del deputato Stefanazzi. Segnali.
Avvertimenti non riconducibili alla persona, ma che mostrano che si sta alzando il tiro e proprio il giorno dopo la visita della Commissione in Salento. E non è nemmeno un caso che la presidente della Commissione, Chiara Colosimo, abbia voluto puntare l’attenzione su due questioni: la permeabilità carceraria dall’esterno – detto in soldoni: i boss, non al 41 bis, continuano a comandare le proprie truppe anche dalla cella – e una uguale permeabilità, che si chiama infiltrazione mafiosa, nei piccoli Comuni.
Si comincia con il favore spicciolo ad un prestanome in cambio di voti e si finisce legati mani e piedi alla mafia, attenzione, non alla mala. Dietro il sorriso amicale si nasconde un mostro. Da un momento all’altro si aspetta il decreto di scioglimento di un Comune barese per infiltrazioni mafiose. Questo finchè si riesce a dimostrarlo. Ma quante volte può sfuggire al controllo? Sarà anche per questo che i giovani si tengono lontani dalle urne e preferiscono farsi vivi solo quando a garantire c’è la magistratura? Ultimo baluardo al quale sembrano credere.












Bentornato,
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