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Le parole antidoto alla violenza

Ancora un caso di molestie sessuali è rimbalzato nei giorni scorsi dalle colonne dei giornali e per la precisione riguarderebbe una studentessa di medicina, che avrebbe subito reiterati comportamenti molesti da parte del proprio tutor e tali pressioni l’avrebbero indotta ad abbandonare il tirocinio.

Continuiamo a scrivere articoli, a partecipare a talk show, a pretendere l’educazione all’affettività nelle scuole, a ripetere in ogni dove che non potremo venir fuori da questo tremendo modello culturale, se non cominciamo dalla base, ovvero dall’insegnare il rispetto ai ragazzi e poi scopriamo che un adulto, proprio uno di quelli deputati a dare l’esempio, un medico, proprio colui a cui una donna dovrebbe affidarsi con serenità, è accusato di molestie sessuali. E allora crolla tutto, non ci sono più riferimenti, ci sentiamo indifesi e disarmati. Che fare? Probabilmente prima di guardare a ciò che succederà domani, dobbiamo spostare lo sguardo sul presente, infatti potremmo sperare in un futuro diverso solo lavorando fin da subito.

L’unica arma che ci resta sono le parole, perché le parole sono importanti e con le parole possiamo smascherare gli orchi, con le parole possiamo isolarli, umiliarmi, farli condannare.

Basta silenzi omertosi, e poi regaliamo delle parole anche alle vittime, a quelle ragazze che non ne hanno più di parole, perché le hanno perse nel momento esatto in cui qualcuno le ha costrette a subire l’indicibile, ciò che credevano potesse capitare solo alle altre. Perché a volte gli altri siamo noi.

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