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La felpa, Epstein e la banalità del male – L’EDITORIALE

C’è una normalizzazione del male alla quale – speriamo – non ci abitueremo mai. E va così che, sui social, circola da qualche giorno una denuncia da parte di docenti e manifestanti riguardante un giovane 17/18enne incappucciato, che gira per le strade di Bari, e indossa una felpa che ha sul retro l’immagine di Jeffrey Epstein.

Sì, proprio lui, l’imprenditore statunitense finito nell’occhio del ciclone e condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni. Alcuni dei suoi file secretati e sdoganati di recente in America racconterebbero anche di atroci sevizie perpetrate su bambini e minorenni, di induzione alla prostituzione, di torture e varie altre ignominie.

La domanda è: cosa spinge un giovane ragazzo a indossare una maglia di questo tipo? Qual è il modello che si vuole emulare? Il ragazzo presumibilmente la indossa anche in classe, a meno che non si cambi prima di entrare a scuola.

I docenti che lo hanno in cura, cosa gli avranno detto? Se gli hanno detto qualcosa. Una riflessione in classe è stata avviata? E i genitori, ci avranno fatto una risata su o non sarebbe stato meglio ridurgliela a striscioline? E ancora, cosa spinge una ditta di abbigliamento a produrre maglie e felpe con l’immagine di Epstein?

Non volendo scomodare Hannah Arendt sulla «banalità del male» («Quando la distinzione tra vero e falso – cioè tra realtà e finzione – non esiste più, ci si troverà ad affrontare le conseguenze significative di un popolo sottomesso all’impero della menzogna), potremmo scomodare, invece, la strategia che porta a «normalizzare», fino a rendere un feticcio, ciò che non dovrebbe esserlo.

Il male si compie quando si smette di dialogare con se stessi, ovvero quando manca la riflessione critica su ciò che si sta facendo. «E i mostri continuano a diventare idoli», scrive una docente barese su fb. E, allora, non puoi frenare il pensiero che tutto questo faccia parte di una strategia più che di merchandising. Che fa ancora più orrore.

Si scopre così, con una breve ricerca sulla rete, che di queste magliette se ne vendono a centinaia di migliaia su eBay, Etsy, AliExpress e via dicendo. Qualcuna, per fortuna, censura Epstein. Ma tantissime altre, no. Ma, non importa nemmeno più il contenuto del messaggio, perchè l’effetto sdoganamento è riuscito: è ormai diventato un feticcio. L’orrore è esorcizzato. L’uomo, un ologramma che per di più non può più parlare e raccontare alla sbarra gli orrori di questo tempo miserabile che cattura la fantasia dei giovani con i suoi idoli – non maledetti, ma ignobili – gloriando il mito dell’impunibilità dei super rich.

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