Uno dei grandi del giornalismo, disegnatore raffinato e acuto nel tracciare i caratteri dei malcapitati, nell’inserto di un prestigioso quotidiano nazionale si è divertito a puntualizzare quelli del presidente della Regione, Antonio Decaro.
Così, Decaro viene fuori come «esitante. Sospettoso. Di aspetto ed eloquio estremamente affidabile: ma poi incline al capriccio. Di esperienza notevole: però capace d’incartarsi come un pivello. Ingranaggi invisibili lo mandano in confusione».
Può esserci del vero, ognuno ha i suoi difetti che in politica diventano mostri. Tuttavia, lungi dal difendere il presidente della Regione con cui spesso questa testata è entrata in legittima critica, ci permettiamo di dissentire a queste latitudini, per averne vissuto minuto per minuto la scalata.
Se c’è uno che ha mostrato decisionismo questo è Decaro: ricordiamo tutti il volto stravolto del suo «no ad Emiliano» dal palco di Bisceglie, nonostante il pressing nazionale. E no è stato. Abbiamo visto con quanto decisionismo ha affrontato il tema delle liste d’attesa a muso duro con i medici; come abbia stravolto il sistema organizzativo regionale Maia 2, che dopo il blitz di Emiliano, gli rimette in mano il potere assoluto. E come abbia colpito dritto al cuore di agenzie e partecipate regionali sulle assunzioni a gogò.
Questo a un mese dal suo insediamento. Bombe al napalm lanciate come avvertimento. Non appare un comportamento oscillante. Chi vuole denigrarlo ha rispolverato nelle segrete stanze per lui un vecchio soprannome «coniglio mannaro» che fu di Arnaldo Forlani, esponente di spicco della Dc nella Prima Repubblica. Appellativo che faceva pensare ad un carattere apparentemente cauto o mite (coniglio), ma che nascondeva determinazione e astuzia politica (mannaro).
Ora, come dice Emiliano, Decaro «ha imparato bene a far politica» e, dunque, non si è fatto «cucinare», in attesa di capire le intenzioni del predecessore che aspettava il terzo mandato da governatore. Ci si stanca anche di fare gli strapuntini dei disegni altrui, alle volte.
D’accordo, invece, con il giudizio sul Pd e non solo locale e sulle sue truppe confuse: ieri hanno dato prova di compattezza sulla scelta del capogruppo in Regione, ma resisteranno? La domanda insidiosa che sorge spontanea riguarda invece la segreteria nazionale: non è che in quelli che la premier chiama i «giornaloni» – e che sono in realtà la forza della nostra informazione – ci si è finalmente accorti di questo silenzioso ex sindaco, parlamentare europeo supervotato, presidente, influencer nato, socialista per storia familiare, che potrebbe insidiare davvero la poltrona della segretaria nazionale da Sud e che tesse accordi con il M5S? Vedremo cosa tirereranno fuori le corazzate e dal cilindro il vituperato «coniglio mannaro».













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