La cronaca è sempre prodiga di avvenimenti, niente di serio intendiamoci, ma questa settimana è stata prolifica. Accade sempre così quando bisogna varare la legge di bilancio. I palazzi del potere si riempiono di questuanti che, infilando un emendamento, all’uopo infrattato nella giungla dei provvedimenti, fa sempre la fortuna di qualcuno. Ma non c’è solo questo; il minestrone è pieno di ‘supercazzole’ che, difficilmente la stampa dei potentati finanziari, avrà cuore e coraggio di raccontarvi. Avendo avuto la ventura di frequentare quei palazzi per una legislatura, proverò a sbirciare dentro i fumosi provvedimenti, giusto per capire chi, come e perché, ha interesse che tutto rimanga dentro quei fumi.
Ad esempio, i solerti uffici della Presidenza della Repubblica, nella selva di emendamenti, ne hanno scovato uno che, ben mimetizzato nel 2×1000, scavalcava la legge sul finanziamento ai partiti e gli concedeva una plusvalenza di circa 40 milioni. Maggioranza e opposizione solitamente si mettono le dita negli occhi, ma guarda un po’, in questo caso, si sono trovati tutti d’amore e d’accordo; insomma tutti felici e contenti. Ligi al motto “pecunia non olet” tutti si apprestavano a banchettare, se non fosse che, il Capo dello Stato, faceva sapere che con quell’emendamento non avrebbe firmato la legge. Mi preme segnalare, che durante la legge di bilancio è dato assistere, ai peggiori comportamenti all’interno della maggioranza; si fa tutto e, anche di più, per assicurare risorse agli ‘sponsor’ che, come si sa, restituiranno il favore durante le onerosissime campagne elettorali.
Queste battaglie hanno luogo durante le votazioni in aula dove, molto spesso, si consumano vere e proprie ritorsioni, vere e proprie vendette. Esempio lampante il voto sull’emendamento che doveva tagliare il canone Rai, fortemente voluto dalla Lega e fortemente osteggiato da Forza Italia; risultato, il Governo, nella votazione è stato battuto in aula dalle opposizioni. Immediata la ritorsione della Lega che boccia un provvedimento sulla sanità della Calabria, mandando per la seconda volta il Governo in minoranza. Attenzione, se pensate che queste sortite accadano per caso sbagliate. Spesso, dietro comportamenti di questo tipo ci sono guerre di posizionamento all’interno della stessa maggioranza. Una sorta di messaggio cifrato all’indirizzo di chi guida la coalizione e, quindi, a Giorgia Meloni. Che tradotto fa pressapoco così: «guarda Giorgia che il posto lasciato libero da Fitto spetta a noi in quanto seconda forza della coalizione» dice Tajani; gli fa eco Salvini il quale manda a dire: «siamo disposti a trattare su tutto ma non sul candidato presidente della Regione Veneto»; si inserisce Lupi per ricordare che «Noi Moderati non sono più disponibili ad appoggiare la maggioranza ‘gratis et amore dei’».
A tutto questo aggiungeteci tutti i ‘convitati di pietra’ il più importante dei quali – gruppo Mediaset – non vuole che si abbassi il canone Rai perché ciò significherebbe avere un autorevole concorrente nella raccolta dei budget pubblicitari e la commedia è servita.
«E io pago», chioserebbe Totò
In questa Babele, nella quale, gli interessi della collettività sono residuali, si inserisce la tristissima agonia del Movimento 5 Stelle; Giuseppi Conte gongola: ha vinto le spoglie di quello che nel 2018 era diventato il primo partito del Paese. Oggi, forse, Beppe Grillo comprende la portata dell’errore di avergli affidato il partito.
A me sarebbe bastato sapere che aveva presentato un ‘curriculum’ taroccato per lasciarlo nel suo brodo, ma si sa, in politica più sono meno e meglio è. Gli hanno fatto fare il presidente del Consiglio, con il che si è certificato che, per assistere ai miracoli non è necessario andare a Lourdes e lui con grande disinvoltura è stato capace di governare prima con il centro destra e poi con il centro sinistra. Governi inarrivabili, che rimarranno nella storia per altri miracoli: come dimenticare, infatti, Di Maio ministro degli Esteri o ‘Fofò DJ’ al secolo Alfonso Bonafede, addirittura Ministro della Giustizia?
Insomma, con un mago di questo calibro il destino verso l’estinzione pare essere ampiamente tracciato. Peccato che Beppe Grillo, nelle sue funamboliche scorribande dell’etere non abbia mai incocciato Maometto, perché altrimenti avrebbe letto dei tre segni di riconoscimento di chi, quando parla, mente; quando promette, manca alla promessa data e quando ci si fida di lui, tradisce. Ecco la fotografia dell’Ipocrita.
Ogni riferimento a persone realmente esistite è puramente casuale.
Bentornato,
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