La nostra Carta costituzionale all’articolo 31 protegge la maternità e l’infanzia. Le detenuti madri in Italia attualmente sono 9 di cui 2 a Lauro, 3 in Veneto, 1 in Piemonte e 2 in Lombardia.
Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha affrontato il problema dei bambini in carcere avviando a Milano la sperimentazione di un tipo di istituto a custodia attenuata per madri (Icam). L’operatività a regime di tale modello è presa in considerazione dalla legge 62/2011, che interviene sia in materia di custodia cautelare delle detenute madri sia di espiazione della pena detentiva da parte delle medesime. A Milano, Torino e Venezia gli Icam sorgono addirittura all’interno del carcere ed è impossibile per i bambini, che si muovono a due passi dalle altre celle e devono oltrepassare i cancelli per andare a scuola, non respirare l’aria del penitenziario.
L’Icam nasceva con l’idea di una struttura fuori dal carcere, con decreto del 3 ottobre 2016 la casa circondariale di Lauro è stata trasformata in Istituto a custodia attenuata per madri detenute, sezione distaccata della casa circondariale di Avellino. La decisione fu quella di ristrutturare con un grosso investimento, circa un milione di euro, quello che in precedenza era l’Icatt (istituto a custodia attenuta per il trattamento delle tossicodipendenze) di detenuti con problemi di tossicodipendenza. Dalla sua apertura, nel 2017, quello di Lauro è stato quasi sempre l’Icam più affollato d’Italia, formato da 16 bilocali e 4 stanze singole in grado di ospitare fino a 35 donne con bambini. Proprio per la sua conformazione, tra i quattro attivi totali l’Icam di Lauro rispettava alcuni dei requisiti ideali: è fisicamente distaccato dal carcere di Avellino, ha luoghi comuni e ampi spazi autonomi per i nuclei mamma-bambino in cui le detenute potevano portare avanti il rapporto con i figli, con bilocali indipendenti dotati di soggiorno e angolo cottura, camere da letto e bagno.
A seguito della chiusura dell’Icam di Lauro il rischio è, che d’ora in poi, da Roma in giù alle detenute madri sarà precluso il rispetto del principio della territorialità della pena, non potendo godere del loro diritto alla difesa, al reinserimento nel territorio, nonché il diritto a conservare relazioni dirette con i propri familiari. I due bambini oggi presenti in Istituto saranno catapultati in altre scuole nel mezzo dell’anno scolastico perdendo il tessuto che li ha sostenuti.
L’articolo 3 della Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza sancisce il principio che ogni legge, ogni provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l’interesse del bambino deve avere una considerazione preminente. E allora perché questa fretta? Perché questa chiusura? Oppure, perché non chiudere uno dei tre piccoli Istituti per detenuti madri presenti nel nord Italia?
In qualità di garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale invoco un intervento della politica e della magistratura per evitare questa ingiustizia. Sono gettati al vento anche i finanziamenti del Consiglio regionale 30mila euro per attività educative ed integrative e la disponibilità di una comunità di accoglienza per detenute madri con figli, in un bene confiscato a Quarto. Indignarsi è poco!
“Mai più bambini in carcere”. Abbiamo perso una occasione con la proposta di legge di Paolo Siani, ex deputato del Pd, per evitare i bambini dietro le sbarre, mancava solo il via libero definitivo dal Senato ma è stata stoppata. La proposta di legge fu approvata con 241 voti favorevoli e soltanto 7 contrari, con l’obiettivo di vietare per sempre la custodia cautelare in carcere per detenute madri con prole di età inferiore ai 6 anni. Solo laddove sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza il giudice potrà disporre la custodia cautelare in istituto a custodia attenuata per detenute madri (Icam). Quest’ultimo come extrema ratio, privilegiare invece le case-famiglia con l’obbligo del ministero della giustizia di individuare le strutture adatte.
Samuele Ciambriello è portavoce della Conferenza nazionale dei garanti dei detenuti
Bentornato,
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