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Regolamento Eudr, quali sono gli impatti sulle aziende

L’entrata in vigore delle misure EUDR per le imprese non PMI è fissata al 30 dicembre 2026, mentre micro e piccole imprese avranno tempo

Regolamento Eudr, quali sono gli impatti sulle aziende

Lo scorso 4 maggio 2026, la Commissione europea ha pubblicato il Report di revisione semplificativa del Regolamento EUDR introducendo misure per agevolare l’adeguamento di micro e piccole imprese e di chi importa da paesi a basso rischio. Si stima una riduzione dei costi annuali di compliance di circa il 75%.

L’entrata in vigore delle misure EUDR per le imprese non PMI è fissata al 30 dicembre 2026, mentre micro e piccole imprese avranno tempo sino al 30 giugno 2027. La finestra temporale si allunga ma non cambia l’obiettivo: dal momento dell’applicazione, chi rientra nel perimetro EUDR dovrà essere pronto, ed in questo può essere strategico farsi affiancare da un giurista esperto.

Le materie prime interessate restano le medesime insieme a oltre 300 prodotti derivati (tra cui cuoio, mobili, carta e cioccolato), ma sono stati esclusi alcuni prodotti usati, imballaggi non commercializzati e categorie specifiche come pneumatici ricostruiti e alcune pelli, per non penalizzare riuso ed economia circolare. La revisione ridefinisce inoltre i ruoli del “Primo operatore” e degli operatori a valle/commercianti, i quali ultimi hanno obblighi molto ridotti. Per chi è «primo operatore» la sfida resta alta: occorre geolocalizzare le parcelle agricole o forestali e garantire il flusso delle informazioni sul rispetto delle leggi locali e sistemi di raccolta dati affidabili lungo la filiera.

Chi importa da paesi con governance debole dovrà investire in audit, certificazioni e accordi contrattuali, talvolta ripensando i fornitori. La non conformità EUDR significa sanzioni ma anche impatti sui clienti B2B che chiederanno prove di conformità. Chi si muove per tempo avrà un vantaggio competitivo con buyer e retailer europei: certificazioni forestali, tracciabilità e progetti di agricoltura rigenerativa diventano asset commerciali più che costi.

Per un’azienda ricompresa nell’EUDR, i passi sensati nei prossimi 12-18 mesi potrebbero essere: mappare il perimetro interno, analizzare la catena di fornitura, raccogliere i dati disponibili, disegnare il modello di due diligence, fare formazione interna e dialogare con clienti e fornitori. Uno dei settori maggiormente impattati dall’EUDR sarà certamente quello agroalimentare e, in una Regione come la Puglia, dove la filiera agroalimentare incide per circa il 19-20% sul PIL, questo è senza dubbio il momento opportuno per attrezzarsi.