Il convegno tenutosi lo scorso 28 novembre presso l’«Aula Contento» dell’Università degli Studi di Bari ha rappresentato uno dei momenti più significativi dell’anno per la comunità dei professionisti, magistrati e accademici che operano nel sistema della responsabilità da reato degli enti. L’evento, promosso dall’«Osservatorio nazionale D.Lgs. 231/2001» del CNDCEC con la partecipazione del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bari, ha riunito alcune delle voci più autorevoli del panorama nazionale per discutere le prospettive di riforma del Decreto 231 e il ruolo sempre più centrale dell’Organismo di vigilanza nella governance aziendale.
La giornata si è aperta con i saluti del delegato del Rettore Roberto Bellotti, Giuseppe Rosato, che ha sottolineato come il D.Lgs. 231/2001 sia oggi un terreno cruciale di intersezione tra diritto, economia, compliance e responsabilità sociale dell’impresa. L’introduzione di Vincenzo Vito Chionna ha evidenziato la necessità di un dialogo tra mondo delle professioni e delle imprese con l’università che a Bari ha trovato, oramai da anni, nello short master su D.Lgs. n. 231/2001 e compliance integrata una perfetta rappresentazione.
I lavori, coordinati da Salvatore Sodano, presidente dell’Osservatorio nazionale D.Lgs. 231/2001 del CNDCEC, nella prima sessione hanno visto il confronto fra tre interlocutori in rappresentanza della pluralità di approcci alla materia: Giorgio Fidelbo, presidente di Sezione della Corte di Cassazione, Renato Nitti, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, e Daniele Piva, professore associato di Diritto penale presso l’Università Roma Tre.
Da magistratura e professione è emerso un quadro comune: la riforma del Decreto 231 non può limitarsi a un aggiornamento tecnico, ma deve offrire una visione moderna dell’ente come soggetto responsabile e dialogante con le istituzioni.
Tra i temi più rilevanti discussi:
• la definizione più chiara della colpa di organizzazione e il suo rapporto con le misure preventive adottate ovvero dell’esistenza di un adeguato modello organizzativo anche post factum;
• l’esigenza di un riordino organico dei reati presupposto, oggi frammentati in interventi successivi e non sempre coerenti;
• l’esigenza di assicurare maggiore coerenza tra responsabilità dell’ente, strumenti di controllo interno e verifiche dell’autorità giudiziaria;
• la necessità di uniformità di approccio, anche a livello territoriale, sulla materia
La prospettiva è quella di una riforma che mantenga l’impianto originario ma ne modernizzi gli strumenti, valorizzando l’esperienza accumulata da imprese e operatori.
La seconda sessione ha approfondito i contenuti del documento elaborato dall’Osservatorio del CNDCEC riferito alle nuove Linee guida per l’Organismo di vigilanza. Gli interventi di Annalisa De Vivo dell’Ufficio legislativo CNDCEC, e di Filippo Bottalico, professore associato di Diritto penale dell’Università di Bari, hanno illustrato i principi che guidano il nuovo documento:
• rafforzare i requisiti di autonomia, indipendenza, professionalità e continuità operativa degli Organismi di Vigilanza;
• potenziare il sistema dei flussi informativi interni ed esterni;
• consolidare le metodologie di programmazione dell’attività di vigilanza, in relazione ai processi aziendali e ai sistemi di controllo interno;
• integrare l’azione dell’OdV con gli ulteriori presidi di compliance (whistleblowing, privacy, anticorruzione, sicurezza sul lavoro, antiriciclaggio, sostenibilità e cybersecurity);
• promuovere l’adozione di modelli coerenti con i principi di trasparenza, accountability e gestione responsabile del rischio.