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Diritto & Economia

Il necessario dialogo fra gli obiettivi dell’Osservatorio 231 del CNDCEC: le riflessioni di Sodano

Qui riportiamo alcune riflessioni di Salvatore Sodano, presidente dell’«Osservatorio Nazionale D.Lgs. 231/2001 del CNDCEC», al termine del convegno organizzato a Bari.

Il convegno ha posto in evidenza la necessità di una riforma organica del D.Lgs. 231/2001. Dal punto di vista dell’Osservatorio quali sono le priorità?

«Nel documento che ha raccolto le riflessioni e le proposte dell’Osservatorio, presentate in audizione al tavolo di riforma istituito presso il ministero di Giustizia, abbiamo rappresentato la necessità di garantire, nell’intervento di riforma, maggiore chiarezza e sistematicità al quadro normativo. Dopo venticinque anni, il Decreto 231 è cresciuto attraverso interventi successivi che hanno ampliato notevolmente i reati presupposto, talvolta in modo non del tutto coordinato. Per gli operatori appare, quindi, fondamentale poter contare su un sistema organico, coerente e prevedibile. Un intervento legislativo che razionalizzi gli istituti e definisca in maniera più precisa i presupposti della responsabilità dell’ente sarebbe un passo indispensabile. Una delle priorità, per esempio, è quella di definire chiaramente cosa significhi oggi colpa di organizzazione e quale sia la soglia che distingue un modello solo formale da un modello realmente efficace. Una riforma che chiarisca i criteri di valutazione – parametrandoli ai modelli organizzativi, ai rischi specifici e alla capacità dell’ente di prevenirli – contribuirebbe a rendere i giudizi più trasparente e omogenei».

Parliamo dell’Organismo di vigilanza. Quale ruolo attribuisce all’Odv nell’attuale sistema e qual è la sua valutazione sulle nuove Linee guida presentate durante il convegno?

«L’Organismo di vigilanza è un perno dell’intero sistema 231. La giurisprudenza lo ha riconosciuto come organo dotato di autonoma funzione di garanzia, con responsabilità non meramente formali.
Le nuove Linee guida elaborate dall’Osservatorio vanno proprio in questa direzione: rafforzano i requisiti di indipendenza, autonomia operativa e competenza professionale. Questo è essenziale, perché un Odv realmente efficace è quello capace di svolgere un controllo trasversale, dialogare con tutte le funzioni aziendali e segnalare tempestivamente le criticità. Inoltre, l’integrazione con gli altri presidi di compliance – dal whistleblowing alla privacy, fino alla sicurezza sul lavoro – rappresenta un passo evolutivo importante».

Come vede il futuro dell’Osservatorio e della cultura 231?

«Il sistema 231 continuerà a evolversi insieme ai fenomeni economici e sociali che intende prevenire. Credo che la riforma rappresenti l’occasione per consolidare un modello di responsabilità moderno, fondato sulla collaborazione tra imprese, professioni e istituzioni. La cultura 231, inoltre, sta maturando: le aziende hanno compreso che conformità e sostenibilità dei processi non sono costi ma fattori competitivi. L’Osservatorio, che non a caso è composto da rappresentanti del mondo accademico, giudiziario, imprenditoriale e professionale dei commercialisti, continuerà ad accompagnare questo percorso, con strumenti tecnici, linee guida e momenti di confronto come quello di Bari».

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