È una storia di donne, intensa, profonda e coinvolgente l’esordio letterario di Adriana Cimmino, avvocata, che nella sua attività forense si occupa di crisi familiari, coniugali ma anche d’impresa. “Un’insolita causa” edito da Progedit, (122 pagine, 14 euro) con la prefazione di Francesca Romana Recchia Luciani, è un romanzo dal ritmo incalzante, con ventuno capitoli che si leggono d’un fiato. La protagonista è Adele Sala, un’avvocata che svolge la sua professione in una città del Nord. La sua vita ordinaria tra aule giudiziarie e famiglia si svolge serena nella quotidianità. Ma l’arrivo di una cliente, giunta dal Salento, la scuote dal suo torpore. Alessia Calò infatti è vittima di ingiustizie e di violenza istituzionale. Fra le due donne allora si instaura un rapporto solidale e di rispetto, anche se per difendere la sua cliente Adele si addentrerà in un mondo a lei sconosciuto che la assorbe totalmente.
Adriana Cimmino lei nella vita è un’avvocata. È stata semplice la trasposizione della sua esperienza professionale e della sua competenza dalle aule giudiziarie al romanzo?
«Il mio racconto, di fantasia, ha tratto senz’altro ispirazione dai tanti casi di cui mi sono occupata nel corso della mia vita professionale. Scrivere il libro è stato abbastanza semplice, liberandomi, per quanto possibile, delle rigidità e del tecnicismo tipici della scrittura dell’avvocato».
Che tipo di rapporto hanno le protagoniste?
«Il racconto di Alessia suscita subito nell’avvocata curiosità, solidarietà e la voglia di aiutarla, recandosi di persona nei luoghi dove si era dipanata la vicenda coinvolgente del piccolo Luigi Dacci. Sono così diverse eppure molto solidali tra loro e accomunate da un forte senso della maternità».
Il tema trattato è attualissimo. Una storia d’amore che diventa prevaricazione e vede un figlio strumento per affermare il potere, in questo caso del padre, sulla madre che viene privata del suo amore più grande. Cosa bisogna fare dal punto di vista culturale per aiutare le donne in simili vicende?
«Effettivamente l’argomento trattato nel libro è attuale, ieri ed ancor più oggi. Una storia d’amore finita, una volta approdata in Tribunale per la separazione, si trasforma sovente in una vera e propria lotta tra le parti, e i figli ne risultano a pieno titolo coinvolti. Sempre più spesso i padri reclamano il collocamento dei figli presso di sè, anche se molto piccoli e non in condizione di accudirli direttamente, assumendo gli stessi l’inidoneità genitoriale della ex compagna o madre. Questo per il sol fatto di non voler sborsare sgraditi assegni di mantenimento o dover lasciare la casa familiare assegnata alla separata coniuge o compagna. Questa è senz’altro una forma di prevaricazione che, seppur raramente accolta dai Tribunali, costringe comunque a difendersi in giudizio e spesso a sottoporsi a defatiganti consulenze d’ufficio, con coinvolgimento dei figli, mentre alla base di tutto ci sono risvolti di carattere prevalentemente economico. In alcuni casi, poi, fortunatamente non frequenti, si assiste a cambiamenti di collocamento della prole per altri motivi, non sempre condivisibili».
Nella sua lunga esperienza nei Tribunali si è spesso occupata dei più deboli, i bambini. In una storia come quella da lei descritta, spesso dietro azioni forzose e prepotenti agiscono intere famiglie. Come si interfaccia Adele Sala con la famiglia Dacci in questo romanzo?
«Nel mio libro la storia d’amore tra Alessia e quello che diverrà il marito (così come la successiva sottrazione del piccolo Luigi alla madre) ha esclusivamente una matrice economica, orchestrata dai pessimi genitori del Dacci, con la quale la protagonista – vittima non sentiva, sin dal primo momento, alcuna affinità».
“Un’insolita causa” è stato il suo primo libro. La vedremo presto nuovamente in libreria?
«Non escludo, in un futuro prossimo di tornare in libreria »