La direttrice barese Nicole Brancale ha condotto l’orchestra dell’Ariston per le esibizioni della sorella Serena a Sanremo, con un look ideato da Alberto Corallo. Lo stilista di Trani, interprete di una moda che valorizza il carattere artigianale e la misura sartoriale, ha lasciato anche quest’anno la sua impronta tra gli outfit della kermesse, dopo le creazioni del 2015 per Serena, immaginando per Nicole, docente di pianoforte al Conservatorio di Bari, tre cambi d’abito ispirati e rigorosi, costruiti su linee fluide, richiami colti e composizioni monocromatiche.
Una capsule per le tre serate, realizzata in crepe cady di viscosa, tra nero assoluto e ostrica luminoso. Pantaloni e gonne lunghe si sono alternate in un racconto di sottrazione estetica, dove i dettagli plissé su polsi e vita hanno evocato il volteggio della direzione orchestrale. Dalla blusa con grandi asole e cintura plissettata della prima serata, alla gonna effetto sirena con gorgiera aristocratica per la seconda, fino al completo con doppi motivi a goccia della finale di ieri sera, la proposta di Corallo è stata un inno all’essenzialità, attraversata da echi della tradizione italiana. Ne parliamo con lo stilista.
Come ha interpretato il ruolo della musica e della personalità di chi la esegue nel definire i capi pensati per Sanremo? Per esempio, come ha tradotto in forme e tessuti il dialogo tra la figura della direttrice d’orchestra e il linguaggio visivo degli abiti?
«La musica e la moda si intrecciano da sempre, riflettendo lo spirito dei tempi. La direttrice d’orchestra Nicole Brancale è stata un’ottima ispirazione per creare abiti che fossero un’estensione della sua personalità e arte. Ho tradotto la sua energia e eleganza in forme e sfumature. Sono felice di aver contribuito a questo evento speciale a Sanremo».
In cosa è cambiato il suo approccio oggi con Nicole Brancale rispetto a quello del 2015 con Serena?
«Il mio approccio con Nicole Brancale si è ispirato a Nicole e alle sue armonie, al suono e alle vibrazioni della sua personalità poliedrica. Con Serena ho sempre cercato di lasciare il ruolo principale alla voce e all’espressione potente delle sue interpretazioni. La mia attenzione è stata rivolta a creare abiti che non sovrastassero le loro personalità uniche e peculiari, piuttosto le accompagnassero. Ho trasferito la mia creatività e il mio senso estetico nella scelta delle linee, ispirandomi alla nostra terra mediterranea e alla classicità più meditata e strutturale con Nicole, pirotecnica con Serena. Splendori mediterranei, entrambe stelle di luce propria».
In che modo l’esperienza artigianale e la tradizione sartoriale pugliese influenzano il tuo approccio creativo nei look per un evento mediatico come Sanremo? Quali sono le radici culturali o tecniche che ritiene fondamentali nella sua visione stilistica?
«Avere l’opportunità di lavorare con maestranze artigianali autorevoli e capaci è fondamentale per me. La tradizione sartoriale pugliese è una grande fonte di ispirazione, e la mia visione stilistica si basa su linee semplici e pulite che mettano in risalto la figura. Credo nella capacità di interpretazione e nella possibilità di vestire l’anima di chi indossa i miei abiti, più che il corpo. La cultura sartoriale della mia terra è un grande supporto per la mia creatività».
Quanto contano per lei concetto e narrazione visiva rispetto alla semplice estetica quando progetta outfit per un palcoscenico televisivo? Ha pensato gli abiti come «cornice» della performance o come protagonisti autonomi dell’immagine?
«Per me, la narrazione visiva e il concetto sono essenziali. Gli abiti devono essere una cornice che esalti la performance, senza mai sovrastarla. Ho cercato di interpretare i sentimenti e le ispirazioni del brano, creando look che siano un’estensione dell’emozione e della musica. I simboli e la narrazione devono essere presenti, ma sempre al servizio dell’arte che vive sul palco».
Ha scelto di lavorare con una palette cromatica e materiali specifici per trasmettere certi temi durante le serate? Come dialogano questi elementi con il movimento e la gestualità di chi li indossa sul palco?
«Il ruolo di una direttrice d’orchestra richiede sobrietà e eleganza, quindi ho scelto una palette cromatica che unisse classicità e tradizione mediterranea. Ho optato per colori che fossero un compromesso tra gioia e rigore, con il nero come base, arricchito da giochi di luce e plissettature che donano una vibrazione più luminosa. Questi elementi vibrano e danzano con il movimento e la gestualità dell’artista».