Uno dei principali, naturali interessi dell’arte è sempre stato quello di sondare il presente per provare a lanciare lo sguardo nel futuro. Con “Simple Future”, prima personale del barese Antonio Ottomanelli, che si inaugura domani alle 18.30 a Spazio Murat a Bari, la prospettiva è quella dell’architetto e dell’attivista, della ricerca fotografica e più in generale visiva sugli spazi urbani, intesi non tanto nei loro aspetti paesaggistici o urbanistici, ma come rilevatori di dinamiche sociali e di conflitti.
La mostra, curata da Francesco Zanot, racchiude infatti una selezione dei suoi lavori che prende forma attraverso un’installazione mobile e 16 opere fotografiche incentrate sulle incongruenze che si generano nelle relazioni tra spazio pubblico e sfera privata, tra istanze di sicurezza e controllo del territorio e libertà individuale. Un tema particolarmente rilevante della contemporaneità, se si considerano le restrizioni degli spostamenti dovute alla pandemia o le tensioni che hanno attraversato molte metropoli per via di attacchi terroristici (Parigi, Bruxelles, Nizza, Londra, Barcellona, New York, solo per citarne alcune).
L’opera al centro dell’esposizione, intitolata appunto “Simple Future”, è un’installazione formata da quattro elementi mobili che verrà assemblata nel corso dell’inaugurazione, alla presenza del pubblico. Quattro parallelepipedi ricolmi d’asfalto riproducono l’ossatura di quella che potrebbe essere una casa minima, l’unità abitativa antispreco teorizzata e realizzata dai progettisti del cosiddetto “Existenzminimum”, e per mezzo di un sistema di trazione si muovono nello spazio circostante, invadendo in parte lo spazio occupato dagli spettatori così da modificarne la percezione e innescare una riflessione sulle tensioni che permeano gli spazi urbani che l’uomo abita e in cui si muove quotidianamente.
La mostra si completa poi con circa 16 opere fotografiche scelte dall’archivio di Antonio Ottomanelli e appartenenti a diversi progetti realizzati dall’autore dall’inizio della sua carriera fino ad oggi, dal Medio Oriente (soprattutto Baghdad, Kabul, Gaza), territorio su cui l’autore lavora ormai da oltre un decennio, a New York, passando per l’Europa e l’Italia. «Ho sempre guardato allo spazio pubblico come una sorta di indice dell’evoluzione di alcuni fenomeni che riguardano tanto lo spazio urbano quanto la nostra vita quotidiana e le nostre forme di relazione. Oggi credo di osservarlo con una consapevolezza che è maturata nel tempo. In questo senso è molto importante il fatto che sia nato a Bari. Se non fossi nato qui non credo che mi sarei concentrato con tanto interesse ai contesti del conflitto», ha spiegato Ottomanelli. La mostra sarà aperta fino al 26 marzo ed è visitabile dal martedì al sabato dalle ore 10.00 alle ore 20.00, con contributo minimo di 1 euro.