Andrea Trisciuoglio è prigioniero della sua malattia, ma dal punto di vista legale è un uomo libero. Il Gip del Tribunale di Foggia ha infatti respinto – nell’udienza di lunedì scorso – la richiesta degli arresti domiciliari avanzata dal pubblico ministero.
«Qui non siamo in presenza di problemi legati alla sanità e all’uso della cannabis terapeutica – precisa il legale di Trisciuoglio, Angelo Ippolito – ma nell’ambito della coltivazione di canapa ammessa dalla legge 242 del 2016, che consente la coltivazione della canapa purché i valori di Thc siano inferiori al due per cento. Andrea, con un socio, ha una coltivazione di canapa light in serra. Ha l’iscrizione alla camera di Commercio come agricoltore, è autorizzato e segue le regole, a cominciare dall’acquisto dei semi che devono essere quelli consentiti dalla normativa nazionale, deve conservare il tracciamento degli stessi semi, deve poi produrre e tenere sotto controllo la produzione perché la percentuale di Thc sia quella consentita».
Insomma, un rispetto delle procedure che non dev’essere bastato.
«Nel pomeriggio di venerdì scorso – continua l’avvocato Ippolito – Andrea e il socio, dopo aver controllato che la soglia di Thc fosse quella legale, stava trasportando trenta chili di canapa per avviarne la lavorazione, quando è stato fermato da una pattuglia della Guardia di Finanza».
L’avvocato Ippolito continua il suo racconto: «Nonostante avesse con sé tutti i documenti che attestavano la liceità della coltivazione e del trasporto della canapa i finanziari non hanno potuto non sequestrare il tutto e segnalare Andrea all’autorità giudiziaria».
Ma l’avvocato non punta l’indice contro gli uomini delle Fiamme Gialle. «Non voglio recriminare, né fare di Andrea un martire: i finanzieri non potevano fare diversamente, perché anziché una persona corretta come Trisciuoglio potevano avere a che fare con un furbetto. Resta il problema del nostro sistema legale: la presunzione di innocenza è un cardine dei principi costituzionali e deve valere sempre. Non posso essere arrestato perché trasporto del materiale e rimanere in attesa che vengano fatti gli accertamenti. Se sto facendo qualcosa di lecito non devo temere di essere incriminato e arrestato al primo posto di blocco».
Continua l’avvocato Ippolito: «Fortunatamente il giudice – vista anche la situazione di incensuratezza dei soggetti – ha ritenuto di non convalidare la misura cautelare, rimanendo comunque in attesa degli esami di laboratorio che attestino che la canapa contiene le percentuali di Thc consentite dalla legge. Dagli elementi emersi la decisione del giudice è una misura generosa, perché il giudice stesso si è reso conto che una misura restrittiva della libertà di fronte ad una attività lecita o il dubbio che ci si trovi di fronte ad una attività lecita va contro i principi basilari della nostra Costituzione. Resta il fatto che ci troviamo di fronte a una lacuna legislativa che è una voragine. Se non si interviene su questo si confondono comportamenti leciti e illeciti, le terapie, il servizio sanitario».
Andrea Trisciuoglio, dal canto suo, è ancora affaticato per l’esperienza subita: per un malato di sclerosi il posto di blocco, gli arresti domiciliari e l’udienza di convalida degli stessi sono uno stress non da poco. «Non ci facciamo mancare niente – afferma ironicamente Andrea – ho fatto anche questa esperienza».