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Scandalo appalti nella Bat, la Procura di Trani chiede il processo per 14 persone

L’inchiesta sulle presunte trame illecite che avrebbero condizionato la gestione della cosa pubblica nella Provincia di Barletta-Andria-Trani approda a una fase cruciale. La Procura di Trani ha infatti formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per 14 persone, finite al centro di una complessa indagine condotta dai militari della Guardia di Finanza di Barletta. Il…
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La conferenza stampa del luglio 2024 che annunciò le misure adottate a conclusione dell’inchiesta

L’inchiesta sulle presunte trame illecite che avrebbero condizionato la gestione della cosa pubblica nella Provincia di Barletta-Andria-Trani approda a una fase cruciale.

La Procura di Trani ha infatti formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per 14 persone, finite al centro di una complessa indagine condotta dai militari della Guardia di Finanza di Barletta. Il quadro delineato dagli inquirenti descrive un sistema ramificato in cui appalti e affidamenti venivano concessi da dirigenti pubblici non in base al merito o alla regolarità delle procedure, ma in cambio di utilità di ogni genere.

Non solo denaro contante, dunque, ma un vero e proprio catalogo di benefici che comprendeva consulenze private, promesse di posti di lavoro, autovetture, pranzi di lusso, regali e favori personali. Le accuse contestate a vario titolo sono pesanti: corruzione, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata e reati ambientali.

Il terremoto giudiziario era culminato nell’aprile del 2024, quando il gip Domenico Zeno dispose 14 ordinanze di custodia cautelare, portando in carcere quattro dei principali indagati. Tra questi figuravano gli allora dirigenti della Provincia Bat, Francesco Gianferrini, Vincenzo Guerra e Giuseppe Marselli, insieme all’ingegnere barlettano Paolo Misuriello. Secondo l’impostazione accusatoria, la figura cardine attorno a cui ruotava l’intero ingranaggio era Francesco Gianferrini, già dirigente anche presso il Comune di Trani. Sarebbe stato lui il perno di un «patto corruttivo» capace di coinvolgere funzionari, imprenditori e professionisti in almeno una decina di episodi specifici.

Le attività finite sotto indagine coprono un raggio d’azione vastissimo, toccando settori strategici e delicati per il territorio. Gli inquirenti hanno analizzato i lavori post-gestione della discarica Cobema di Canosa, l’acquisto agevolato di un ex mattatoio a Terlizzi e le procedure di collaudo per la discarica di Trani. Ma il sistema avrebbe influenzato anche interventi apparentemente minori o quotidiani, come la realizzazione dei bagni in una scuola di Andria, la messa in sicurezza di un viadotto sulla strada Ruvo-Corato e persino il trattamento fitosanitario degli alberi in una piazza di Trani.

Mentre il prossimo 19 giugno l’udienza preliminare davanti alla giudice Marina Chiddo stabilirà chi dovrà affrontare il dibattimento, il procedimento ha già subito una prima frammentazione procedurale. Sono state infatti stralciate le posizioni dell’ex dirigente Vincenzo Guerra, di sua moglie Regina Ricciardi e degli ingegneri Gianluca Intini e Antonello Lattarulo: per questi indagati gli atti sono stati trasferiti al Tribunale di Bari per ragioni di competenza territoriale, scindendo così in due tronconi uno dei casi di cronaca giudiziaria più rilevanti degli ultimi anni nel Nord Barese.

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