Nuovi accertamenti, vecchi elementi da rileggere e una determinazione che non si è mai spenta: quella della sorella Lorella, che continua a chiedere verità e giustizia per Roberta Martucci, la giovane sparita da Torre San Giovanni di Ugento ben 27 anni fa. La novità più significativa arriva dalla procura, che nelle scorse ore ha accolto l’istanza di accesso agli atti avanzata dai legali della famiglia, gli avvocati Valentina Presicce e Salvatore Bruno.
Una decisione che consente oggi di rimettere sotto esame un’enorme mole di materiale investigativo accumulato nel tempo e già archiviato per ben tre volte. Lettere, appunti, registrazioni audio, testimonianze: ogni dettaglio potrà essere nuovamente analizzato con strumenti e competenze aggiornate. L’attività di revisione sarà affidata anche a consulenti tecnici: la criminologa Isabel Martina e la perita forense Luigina Quarta lavoreranno in particolare sui file audio originali delle intercettazioni effettuate all’epoca.
L’obiettivo
Il pool di esperti, nominato dalla famiglia, punterà ad ottenere nuove trascrizioni, più precise rispetto a quelle realizzate decenni fa, nella speranza che possano emergere elementi rimasti finora in ombra o sottovalutati. Sotto la lente finiranno anche quei messaggi (biglietti, lettere e telefonate) che in passato erano stati considerati possibili tentativi di depistaggio. Parallelamente, un nuovo fascicolo è stato aperto circa un mese fa dalla procura, coordinato dal pubblico ministero Alfredo Manca.
L’ipotesi di reato è quella di occultamento di cadavere, al momento contro ignoti. Proprio nell’ambito di questa nuova iniziativa investigativa, all’inizio di marzo sono stati disposti scavi su un tratto di litorale tra Mancaversa e Torre Suda. A indicare quella zona è stata una testimone che, dopo aver scoperto casualmente la vicenda sui social, ha raccontato un episodio risalente proprio all’anno della scomparsa. Secondo il suo ricordo, in quel periodo comparve improvvisamente un cumulo di pietre e materiale di risulta da cui per settimane si sarebbe sprigionato un odore intenso e persistente. Un dettaglio che ha attirato l’attenzione degli inquirenti anche perché l’area era frequentata dalla stessa Roberta. Gli scavi, tuttavia, non hanno portato ai risultati sperati. Gli accertamenti tecnici hanno escluso la presenza di resti umani nei reperti recuperati.
Nuovi accertamenti
Una parte della documentazione è già stata acquisita e sarà sottoposta a nuove perizie. L’idea è quella di rileggere ogni elemento con occhi diversi, sfruttando le tecnologie e le metodologie investigative oggi disponibili, ben più avanzate rispetto a quelle di allora. La strada resta complessa e piena di incognite, ma per la famiglia Martucci si è aperto uno spiraglio da non trascurare. Dopo anni di silenzi e archiviazioni, il caso potrebbe trovare una nuova direzione.