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Omicidio di Rogoredo, nuove accuse per Cinturrino: «Fu premeditato». Indagati altri due poliziotti

Sono complessivamente 30 i capi di imputazione contestati dalla Procura di Milano a Carmelo Cinturrino, il poliziotto indagato per l'omicidio di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26 gennaio scorso nel bosco di Rogoredo. La Procura contesta anche «l'aggravante della premeditazione». Tra le accuse al 41enne ci sono anche sequestro di persona, detenzione e spaccio di droga,…
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Sono complessivamente 30 i capi di imputazione contestati dalla Procura di Milano a Carmelo Cinturrino, il poliziotto indagato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26 gennaio scorso nel bosco di Rogoredo.

La Procura contesta anche «l’aggravante della premeditazione». Tra le accuse al 41enne ci sono anche sequestro di persona, detenzione e spaccio di droga, estorsione, concussione, percosse, arresto illegale, calunnia, falso, depistaggio e rapina.

Sono 43 in totale i capi di imputazione a carico dell’assistente capo e degli altri poliziotti indagati, da quanto emerge dalla richiesta di incidente probatorio del pm Giovanni Tarzia.

Gli indagati salgono a sette. La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati altri due poliziotti del commissariato di Mecenate. Le nuove iscrizioni, di cui una per falso a carico di una poliziotta, sono legate alla richiesta di incidente probatorio notificata in queste ore per convocare almeno otto testimoni, tra pusher e tossicodipendenti, in modo da cristallizzare i loro racconti. Tra le nuove accuse ci sarebbe anche quella di un arresto illegale.

La richiesta di incidente probatorio è stata notificata, tra l’altro, anche ai difensori di Cinturrino, gli avvocati Marco Bianucci e Davide Giugno, che domani si apprestano a discutere davanti al Tribunale del Riesame la richiesta di arresti domiciliari per il poliziotto, che ora risponde anche di concussione, percosse.

L’agente donna risponde di falso in merito all’arresto di un tunisino – poi assolto dal Tribunale – avvenuto nel maggio del 2024. Una vicenda per la quale il giudice Maria Rispoli, ravvisando che ci fossero delle incongruenze nel verbale di polizia in cui si affermava “falsamente” che l’uomo fosse in possesso di 2,2 grammi di droga, aveva chiesto la trasmissione degli atti al pm nei confronti dell’assistente capo, ora a San Vittore.

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