Si è difeso sostenendo di aver agito esclusivamente per dare risalto mediatico a un’indagine e non per favorire alcun indagato. Il maresciallo della Guardia di Finanza Antonio Cretì, 51 anni, davanti al Tribunale di Bari, ha ricostruito la propria versione dei fatti nel processo che lo vede imputato per rivelazione di segreto istruttorio. Secondo l’accusa, il finanziere avrebbe fatto trapelare a un giornalista notizie su imminenti perquisizioni disposte dalla Procura barese nell’ambito di un’inchiesta sul calcio dilettantistico.
Cretì è accusato di essere stato una presunta “talpa” dell’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri. In aula avrebbe spiegato di aver contattato Olivieri nel giugno 2019 solo per ottenere il recapito di un giornalista, Antonio Loconte, all’epoca collaboratore del sito Quotidiano Italiano, conosciuto mesi prima in un bar. «Mi serviva – ha detto – dare visibilità alla notizia delle perquisizioni».
Secondo una ricostruzione riportata anche da La Gazzetta del Mezzogiorno l’indagine, ha raccontato il maresciallo, nasceva da una lettera anonima su presunti casi di usura e si era poi estesa a un accordo illecito nel mondo del calcio che avrebbe coinvolto il Bitonto e il Picerno. Dopo la pubblicazione delle notizie, i calciatori furono ascoltati dalla Procura federale e ammisero l’accordo illecito, conclusosi – secondo le dichiarazioni – con la spartizione di 10mila euro e successive condanne sportive.
Al pm Larissa Catella, Cretì ha negato di sapere che Olivieri fosse indagato dalla Dda di Bari e dalla Polizia di Stato. Ha inoltre respinto ogni ipotesi di rapporti personali o professionali privilegiati, definendo marginali i contatti avuti con l’ex consigliere, anche in relazione a una possibile rinegoziazione del mutuo mai andata in porto. Il giudice ha rinviato il processo al 3 marzo per la discussione finale.