La prigionia in Libia dei dieci attivisti internazionali della Global Sumud Flotilla si allunga e assume contorni sempre più opachi e allarmanti. Il procuratore di Bengasi ha disposto il prolungamento delle indagini, e di conseguenza della custodia cautelare, per altri 30 giorni, congelando le speranze di un rapido rilascio. Tra i membri del gruppo fermati lo scorso 24 maggio dalle autorità locali figurano anche due cittadini italiani: Domenico Centrone e Leonarda Alberizia.
Il drammatico aggiornamento è emerso nel corso di una conferenza stampa convocata alla Camera dei Deputati, organizzata per chiedere l’immediata liberazione del convoglio umanitario. I legali e i portavoce della delegazione hanno denunciato una gravissima violazione dei diritti civili e procedurali a danno dei fermati, che si protrarrebbe ormai da quasi tre settimane.
«Detenzione arbitraria e segreta»
«Per nove giorni i nostri connazionali non hanno visto alcun magistrato e ad oggi, a 18 giorni dal fermo, non hanno ancora potuto avere un colloquio con un avvocato. Nessuna accusa formale è stata notificata nei loro confronti», ha denunciato con forza Enrica Rigo, legale del team della Flotilla.
L’avvocata ha poi rivelato un inquietante retroscena legato all’udienza che si sarebbe dovuta tenere nella giornata di ieri, improvvisamente annullata senza alcun preavviso dalle autorità giudiziarie libiche: «Ieri due avvocatesse incaricate si sono recate personalmente nel centro di detenzione dove si supponeva fossero reclusi i due italiani, ma non li hanno trovati. Di fatto, l’esatto luogo in cui sono rintanati non è noto. Siamo davanti a una detenzione arbitraria e segreta: tecnicamente, siamo pericolosamente vicini alla fattispecie della sparizione forzata».
Nonostante la nebbia fitta sul posizionamento logistico dei due attivisti, uno spiraglio di contatto diplomatico si è aperto nelle ultime ore. La portavoce italiana della Ong, Maria Elena Delia, ha confermato che Centrone e Alberizia hanno ricevuto oggi la visita ufficiale del console italiano a Bengasi, Francesco Colombo.
«Dal consolato ci hanno rassicurato spiegando che entrambi si trovano in condizioni dignitose – ha precisato Delia –. Dal canto nostro aggiungiamo che ci mancherebbe altro, considerando il fatto che queste persone non hanno commesso alcun tipo di reato».
La Farnesina resta in costante contatto con le autorità della Cirenaica per monitorare l’evoluzione del dossier e garantire la sicurezza dei due italiani, mentre da Roma sale il pressing della politica e delle organizzazioni umanitarie per pretendere trasparenza sui motivi del fermo e una rapida soluzione del caso.
