Due persone sono finite agli arresti domiciliari e altre sei sono state denunciate nell’ambito dell’operazione “Ferro e Fuoco“, condotta dai Carabinieri Forestali e coordinata dalla Procura della Repubblica di Brindisi.
Al centro dell’inchiesta c’è un presunto traffico illecito di materiale ferroso recuperato bruciando veicoli fuori uso nell’agro di Francavilla Fontana. Il gip ha disposto anche il sequestro preventivo di sette autocarri usati per il trasporto dei metalli.
L’indagine, avviata circa tre anni fa dal Nucleo investigativo di Polizia Ambientale (Nipaaf) del capoluogo messapico, con il supporto dei colleghi di Lecce, è scattata dopo la scoperta di diversi roghi ed emissione di miasmi in terreni incolti della zona, spesso appartenenti a proprietari ignari e residenti altrove.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, le persone coinvolte avrebbero prelevato i mezzi destinati alla rottamazione da centri di recupero per poi abbandonarli nei campi. Qui avrebbero appiccato il fuoco per incenerire gomma e plastica – pneumatici, guarnizioni, imbottiture e componenti di carrozzeria – rendendo così agevole l’estrazione delle parti metalliche e dei motori. I materiali ferrosi ricavati sarebbero poi stati rivenduti a diversi acquirenti, arrivando a coprire anche mercati fuori regione.
Le misure cautelari riguardano otto persone di età compresa tra i 27 e i 69 anni, quasi tutti residenti a Francavilla Fontana salvo un indagato di Grottaglie. Tra i profili al vaglio degli inquirenti figura anche il legale rappresentante di una ditta di autodemolizioni.
Le accuse, contestate a vario titolo e in concorso, riguardano la gestione non autorizzata e la combustione illecita di rifiuti, anche pericolosi, condotte sanzionate dal Testo unico ambientale.