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Bari Cronaca

Bari, Alceste Cavallari assolto in Appello dall’accusa di false comunicazioni sociali: «Il fatto non sussiste»

Alceste Cavallari, figlio dell’ex “re Mida” delle Case di cura riunite pugliesi Francesco, detto Cicci e morto nel 2021 a Santo Domingo, è stato assolto in Appello dall’accusa di false comunicazioni sociali nell’ambito di un’inchiesta su presunti raggiri societari e passaggi di quote con firme apocrife che coinvolge anche il fratello Marco e il commercialista Paolo Pate (entrambi attualmente a processo con rito ordinario).

In primo grado, nel luglio del 2024, Cavallari era stato condannato con rito abbreviato a un anno di reclusione (pena sospesa). Oggi la Corte d’Appello di Bari lo ha assolto «perché il fatto non sussiste».

I fatti risalgono al periodo compreso tra febbraio e aprile 2018. Secondo l’accusa, i due fratelli Cavallari avrebbero estromesso la socia Simona Zizzo Di Paolo, ex moglie di Alceste, con due false «scritture private di compravendita tra le parti di quota di srl».

Con la prima avrebbero fatto «risultare fittiziamente» che Zizzo «cedeva a titolo oneroso il 50% delle proprie quote della Cafin a Marco Cavallari (pari a 40mila euro), ad insaputa e con la firma apocrifa della stessa»; con la seconda che Marco cedeva al fratello Alceste la propria quota del 50% della Simafin, anche in questo caso ad insaputa della consocia e «attestando falsamente la rinuncia della stessa alla prelazione prevista per legge».

Il tutto, stando all’imputazione, «grazie alla consulenza tecnico-professionale» di Pate, all’epoca commercialista Simafin e consulente Cafin.

Alceste Cavallari, coinvolto anche in vicende – tuttora pendenti – relative a ipotesi di traffico internazionale di droga, è assistito dall’avvocato Valeria Volpicella, affiancata in questo grado di giudizio dal collega Fabio De Tullio.

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