Il procuratore distrettuale antimafia, Roberto Rossi, nei giorni scorsi aveva lanciato un allarme sulla internazionalizzazione della criminalità organizzata locale che costruisce agganci con potenti mafie d’oltre confine.
Procuratore, oggi si è sparato nel Brindisino con un assalto organizzato ad un furgone portavalori, in quale strategia rientra questo caso?
«Sicuramente si tratta di gruppi molto ben organizzati, molti di loro legati al territorio foggiano e di Cerignola che usano un metodo, che io definirei un metodo mafioso. Al di là della appartenenza soggettiva dei singoli responsabili, il metodo mafioso dipende dal fatto che viene utilizzata una modalità di assalto che crea terrore e questo genera paura nei cittadini. E un rapporto di dipendenza e timore tale da creare omertà con tutto ciò che ne consegue».
Lei ha affermato che la criminalità organizzata locale sta alzando il tiro intessendo relazioni con la malavita internazionale e nazionale.
«Per noi che ci affacciamo sui Balcani, ovviamente, da sempre la nostra criminalità organizzata -soprattutto quella foggiana – ha mantenuto rapporti con le altre mafie straniere e in particolare con la mafia albanese e con il Sud America per il traffico degli stupefacenti, sia attraverso la mafia albanese che attraverso altri canali. Quindi, da sempre, la nostra la mafia funziona come mafia di affari e mafia del traffico degli stupefacenti e questi due elementi la portano, inevitabilmente, ad avere rapporti con altri gruppi particolari albanesi che ormai sono una delle mafie più potenti del mondo».
Qual è il sistema di collegamento del mondo malavitoso locale con quello nazionale e straniero?
«Questo avviene attraverso contatti personali che si sono sviluppati e, poi, ovviamente attraverso i flussi di denaro e di sostanze stupefacenti».
Qual è la nuova mappa della criminalità pugliese negli ultimi tempi?
«Non è molto mutata nel tempo, ovviamente quella barese è più vivace, nel senso che ci sono molti cambi di casacche, che sono tipici della mafia di Bari che generano conflitti tra i vari clan che comportano a volte dei passaggi, mentre rimangono solide nelle loro articolazioni la mafia foggiana e la mafia della Bat».
Come si è evoluta l’attività criminale negli ultimi tempi, quali sono gli interessi da e verso la Puglia per le cosche locali?
«Soprattutto si è evoluta nel senso che è diventata molto mafia degli affari e sta riuscendo a investire sia all’interno del territorio pugliese, che fuori».
Ci sono settori specifici?
«No, ma sicuramente l’agroalimentare nel Foggiano e investimenti nell’edilizia, ma non c’è un settore specifico. Li dove ci sono i soldi si buttano».
Aumenta sempre più il fenomeno che collega la criminalità alla politica, soprattutto nello scambio di voti e nella gestione degli appalti e delle assunzioni. Ci sono nuovi allert?
«Gli allert ci sono sempre, non nuovi, situazioni che noi continuiamo a vigilare, penso che tutti dovrebbero vigilare in questo campo perchè parliamo di una infiltrazione che, essendo legata a interessi economici, purtroppo entra, dovunque, in qualsiasi tipo di struttura politica. Quindi occorre vigilare molto e da parte nostra continuiamo a fare indagini».
Il questore Gargano sostiene che ci sono sempre più armi, ma da dove arrivano e con quali sistemi?
«Mah un pò dappertutto, nel senso che le armi vengono o dai furti oppure dal mercato estero, dai Balcani. Temo, purtroppo, che con la guerra in Ucraina un pò tutti siano preoccupati della possibilità che armi, anche piuttosto pericolose, provengono da lì».
La criminalità organizzata che cresce e si internazionalizza ha un «fascino» ancora maggiore per i giovani?
«Purtroppo si, cioè uno dei problemi più grossi che noi abbiamo è che si crea una identità: la criminalità organizzata ha un fascino di identità. Crea un’identità, anche attraverso la musica, la rappresentazione di miti. E’ chiaro che crea, quindi, quell’idea che essere un boss della malavita sia affascinante. Invece è la più grossa delle tragedie umane, perché i boss della malavita o finiscono in carcere per lunghissimi periodi o muoiono ammazzati».