Si è concluso ieri a Bari il procedimento penale a carico di tre giovani militanti di CasaPound, Giuseppe Alberga, Giacomo Pellegrini e Luigi Fresa, accusati di diffamazione aggravata dall’odio razziale per uno striscione esposto in città con la scritta: «Anpi difende i titini? Negazionismo e quattrini».
La controparte aveva ritenuto il messaggio offensivo e lesivo della reputazione dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, ma la Corte d’Appello ha confermato integralmente la sentenza di assoluzione già pronunciata in primo grado, stabilendo che il contenuto dello striscione non costituisce diffamazione.
I giudici hanno sottolineato come l’esposizione rientri pienamente nei limiti del diritto di critica politica, tutelato dall’articolo 21 della Costituzione, ribadendo l’importanza della libertà di manifestazione del pensiero anche quando le parole possano risultare provocatorie o polemiche.
La decisione esclude dunque in via definitiva ogni rilevanza penale della condotta contestata agli imputati, confermando il principio secondo cui il dissenso politico non può essere sanzionato penalmente se espresso nei confini della legittima critica.
Gli avvocati difensori, Mitolo Antonio e Milone Giampiero, hanno accolto con soddisfazione la conferma dell’assoluzione, evidenziando come il pronunciamento rafforzi il diritto di esprimere opinioni politiche anche forti e controverse, senza che ciò possa automaticamente configurare reato. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni e si prevede che spiegheranno nel dettaglio i criteri applicati dai giudici per distinguere tra critica politica legittima e diffamazione.