Il 22 ottobre 2024 sarebbe stato ucciso in cella «perché dava fastidio» Giuseppe Lacarpia, il 65enne che era in carcere con l’accusa di aver ucciso la moglie a Gravina in Puglia. «Parlava da solo, anche di notte, pregava in continuazione, non eseguiva gli ordini di sedersi a mangiare, c’era cattivo odore nella cella» e, per questo, uno dei compagni di cella, il 45enne Saverio Scarano, avrebbe deciso di ammazzarlo.
È uno dei dettagli che emergono dall’indagine sull’omicidio del 65enne e sul tentato omicidio, di qualche giorno prima, il 19 ottobre, ai danni del 28enne Mirko Gennaro, un altro detenuto in quella stessa cella del carcere di Bari, la 2 bis, che oggi ha portato a due arresti. In quella cella c’erano otto persone, tutte detenute per reati sessuali e contro la persona. In entrambi i casi i presunti autori, il 24enne Vincenzo Guglielmi, accusato solo del tentato omicidio, e Scarano, ritenuto responsabile di tutti e due i fatti, avrebbero simulato un suicidio per impiccagione. Le indagini della squadra mobile sono state coordinate dal procuratore aggiunto di Bari Ciro Angelillis, con i pm Ileana Ramundo e Claudio Pinto.
Entrambi gli episodi, inoltre, hanno spiegato gli inquirenti, sono accomunati dalla «inesistenza di un movente, che è l’aspetto più inquietante della vicenda». Il tentato omicidio di Mirko Gennaro, trascinato nel bagno della cella «a suon di percosse» e «appeso alle sbarre con corde ricavate dai bordi delle lenzuola», sarebbe stato commesso perché la vittima «si poneva come boss della cella e questo avrebbe creato una situazione di conflitto».
Si sarebbe salvato solo perché era svenuto e gli autori hanno pensato che fosse morto. Per precostituirsi un alibi, quindi, chiamarono i soccorsi simulando un tentato suicidio. «Ancora più raccapricciante per la pochezza umana della vicenda», ha detto ancora Angelillis, è il presunto movente dell’omicidio. Lacarpia, fu ucciso mentre dormiva, preso con laccio alle spalle e soffocato, poi legato ad una sbarra della testiera del letto con un cappio.