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Traffico di rifiuti tra Puglia, Grecia e Bulgaria: sei arresti a Brindisi. Sequestrate 2 società e 44 mezzi – VIDEO

Rifiuti speciali non pericolosi provenienti da un impianto del Brindisino sarebbero stati trasportati illegalmente in Grecia e Bulgaria. È quanto emerge da un’inchiesta dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce, coordinati dalla locale Direzione distrettuale antimafia, che ha portato all’arresto di sei persone, accusate di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti con l’aggravante della transnazionalità, spedizione e gestione illecita di rifiuti.

I sei arrestati (quattro in carcere e due ai domiciliari) sono autisti, organizzatori dei trasporti, intermediari e gestori formali e di fatto di due società. Nell’inchiesta sono complessivamente 14 le persone indagate. I carabinieri hanno anche sequestrato le due società coinvolte, 44 mezzi e 300mila euro come presunto valore del profitto derivante dall’attività illecita, in cui è coinvolta la società Bri Ecologica.

Secondo l’accusa, le attività illecite di smaltimento riguardavano rifiuti speciali non pericolosi – in prevalenza scarti provenienti dal trattamento dei rifiuti speciali/industriali, rifiuti tessili e frazione indifferenziata di Rsu – provenienti da un impianto della provincia di Brindisi.

L’azienda coinvolta, avvalendosi di società di intermediazione del settore, per risparmiare sui costi di smaltimento non avrebbe attivato le corrette procedure di gestione dei rifiuti, prescritte dalla legge, trasportando e smaltendo migliaia di tonnellate in aziende con sede in Bulgaria e Grecia.

Ai rifiuti sarebbe stato attribuito un falso codice Cer che certificava il trasporto di plastica e gomma “recuperabili”, anziché la reale natura dei rifiuti (calcinacci, legno, pannelli coibentati, guaine, indumenti ed altri materiali tessili), che sarebbero stati poi abbandonati, in parte anche sui terreni agricoli. I mezzi provenienti dalla società Bri Ecologica s.r.l., hanno accertato gli investigatori grazie a intercettazioni, video riprese e pedinamenti, venivano imbarcati dal porto di Brindisi, con la compiacenza di spedizionieri, con destinazione Grecia e Bulgaria. Giunti nei due Paesi, i rifiuti sarebbero stati stoccati e abbandonati all’interno di capannoni industriali dismessi.

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