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Brindisi Sviluppo e Lavoro

Pulizie Asl, il sindacato pronto a denunciare la Regione Puglia: «Paghe da 6 euro l’ora. È caporalato»

È una vertenza sempre più tesa quella sul servizio di pulizia e sanificazione della Asl di Brindisi, dove il sindacato Cobas alza il livello dello scontro annunciando una denuncia alla Regione Puglia e alle società appaltatrici Colser e Meridionale Servizi per presunto «caporalato».

Al centro della protesta ci sono le condizioni dei lavoratori, retribuiti – secondo quanto denunciato – con circa 6 euro l’ora, ben al di sotto dei 9 euro previsti dalla legge regionale sul salario minimo. Una situazione che il sindacato definisce «inaccettabile», maturata nonostante anni di battaglie che avevano portato, in passato, all’internalizzazione del servizio attraverso Sanitaservice, poi revocata dopo ricorsi giudiziari delle aziende del settore.

«Non c’è bisogno di ulteriori verifiche o conteggi – sostengono i Cobas – ma solo di restituire a Brindisi ciò che già aveva: un servizio interno che garantiva diritti e dignità». Da qui la decisione di passare alle vie legali e di organizzare una mobilitazione forte: annunciato anche l’intento di «assediare» il prossimo Consiglio regionale per richiamare l’attenzione su una provincia che, secondo il sindacato, continua a essere penalizzata.

L’audizione

La questione era stata al centro dell’audizione congiunta di lunedì scorso delle commissioni regionali I e III, richiesta dal consigliere Luigi Caroli e da diverse sigle sindacali. Tutti avevano chiesto l’internalizzazione del servizio, già adottata nelle altre Asl pugliesi, come soluzione per garantire stabilità occupazionale e migliori condizioni economiche.

I numeri, intanto, alimentano il dibattito: la spesa per il servizio ha raggiunto quasi 11 milioni di euro annui, con un incremento costante negli ultimi anni. Anche per questo i sindacati parlano di un sistema ormai da rivedere.

Più cauta la posizione della Regione. L’assessore alla Sanità Donato Pentassuglia aveva assicurato che la vertenza è sotto osservazione, ma aveva ribadito la necessità di analizzare nel dettaglio costi, contratti e organizzazione prima di assumere decisioni definitive, con un aggiornamento previsto entro il 30 aprile.

Nel frattempo, però, il clima resta incandescente. E la sensazione è che la battaglia sul futuro del servizio – tra diritti dei lavoratori, sostenibilità economica e scelte politiche – sia tutt’altro che chiusa.

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