Resta in cella Abdalmuti Abunada, il cittadino palestinese di 30 anni arrestato giovedì scorso a Latiano (Brindisi) con la pesante accusa di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo di matrice jihadista. Lo ha stabilito il Giudice per le indagini preliminari (Gip) del Tribunale di Lecce al termine dell’interrogatorio di garanzia che si è tenuto nel pomeriggio di oggi, lunedì 22 giugno 2026.
Il giudice ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere, accogliendo l’impianto accusatorio formulato dai Carabinieri e dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Lecce, che coordinano le indagini.
L’arresto del trentenne si inserisce in un filone investigativo più ampio legato al monitoraggio dell’estremismo islamico sul web e sui social. Secondo gli inquirenti, Abunada avrebbe utilizzato in modo sistematico piattaforme informatiche e telematiche per inneggiare alla jihad, diffondendo contenuti di radicalizzazione e incitando a compiere atti violenti.
Nel registro degli indagati con le medesime accuse figura anche un secondo cittadino palestinese di 25 anni, connazionale dell’arrestato, la cui posizione è attualmente al vaglio degli inquirenti.
Disposta la perizia informatica
La giornata odierna ha segnato un punto di svolta anche sul piano tecnico-investigativo. La Procura ha infatti conferito formalmente l’incarico a un consulente informatico forense, che avrà il compito di effettuare una copia forense ed estrarre l’ingente mole di dati contenuta all’interno dei computer, dei tablet e dei telefoni cellulari sequestrati ai due indagati durante i blitz della scorsa settimana. L’obiettivo degli investigatori è verificare l’esistenza di eventuali contatti diretti con cellule terroristiche estere o il finanziamento di attività illecite.
Nel frattempo, la difesa del trentenne si prepara alle prossime mosse legali. L’avvocata Serena Pugliese, legale di fiducia di Abunada, ha fatto sapere che valuterà nei prossimi giorni, anche alla luce delle motivazioni del Gip, il ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione o l’attenuazione della misura detentiva per il proprio assistito.
