L’impatto travolgente dell’intelligenza artificiale e la difesa della dignità umana, l’urgenza di non assuefarsi agli orrori dei conflitti dimenticati, la costante ricerca di una pace duratura in Medio Oriente e uno sguardo lucido ma affettuoso sulla Chiesa di oggi. È un’analisi a tutto campo quella tracciata dal Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, a margine della sua visita a Oria, in provincia di Brindisi. L’occasione è la chiusura della fase diocesana della causa di beatificazione del Servo di Dio Monsignor Alberico Semeraro e la celebrazione di San Barsanofio, patrono della città e della diocesi.
L’intelligenza artificiale
La riflessione di Parolin prende il via dalla spinta delle nuove tecnologie, ammettendo uno stupore genuino di fronte a strumenti capaci di simulare un’interazione umana: «Non sono un tecnico, ho scoperto l’intelligenza artificiale recentemente e mi ha lasciato allibito, perché parlare con questa persona anonima che sembra una persona viva e che ti risponde mi ha veramente lasciato molto sorpreso».
Il cardinale ha richiamato l’atteggiamento con cui la Chiesa da sempre guarda al progresso scientifico, un tempo graduale e oggi contrassegnato da ritmi velocissimi. Se da un lato l’IA offre indiscutibili vantaggi pratici — come la capacità di sintetizzare in poco tempo documenti complessi — dall’altro presenta fortissime ambivalenze.
Richiamando le linee guida del Papa e della «Magnifica humanitas», Parolin ribadisce che il limite invalicabile deve essere la difesa dell’uomo: «Devono essere a servizio degli uomini, dell’umanità, del bene e dello sviluppo, e non essere usati per altri scopi, a cominciare dal profitto». Il timore espresso dal Segretario di Stato è che la spinta all’innovazione venga asservita unicamente alla logica del guadagno finanziario invece di essere indirizzata al sostegno delle persone.
Le guerre
Dalla tecnologia lo sguardo si allarga alla geopolitica e al dramma delle guerre. Parolin lancia un monito severo sul rischio dell’indifferenza e della routine mediatica: «Uno dei grandi problemi dei conflitti di oggi è che tendono ad essere dimenticati. Adesso noi abbiamo il conflitto tra la Russia e l’Ucraina a cui si dedica ancora molto inchiostro, e la concentrazione sul Medio Oriente, ma il pericolo è che a un certo punto ci assuefiamo. Ogni giorno siamo bombardati da queste notizie e alla fine non fanno più nessun effetto». Di fronte all’incertezza delle vie diplomatiche, l’impegno prioritario della Chiesa rimane quello di «tenere viva l’attenzione».
Sulla crisi mediorientale, il Cardinale riafferma la posizione storica della diplomazia vaticana: la soluzione «due Popoli, due Stati» come unico cammino percorribile per permettere anche al popolo palestinese di vivere liberamente in uno Stato autonomo, con confini stabili e in coesistenza pacifica con Israele. Un’opzione che, pur sostenuta da molti Paesi a seguito della crisi a Gaza, incontra ancora ostacoli concreti sul terreno, a partire dall’occupazione dei coloni in Cisgiordania.
La Chiesa come madre
Spazio, infine, alla vita ecclesiale e al cammino di fede. Citando San Cipriano («Non può avere Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre»), Parolin invita i fedeli a riscoprire il senso di appartenenza ecclesiale: «Bisogna amarla come si amano le mamme, assumendo che nella Chiesa non tutto è perfetto: perfetto è solo Gesù Cristo». Ma l’amore, avverte Parolin, «non è cieco: vede i difetti che ci sono e aiuta a correggerli». A chiudere l’intervento è il ricordo del vescovo Alberico Semeraro, la cui eredità spirituale a distanza di anni continua a muovere la comunità locale. La «fame di santità» che il popolo di Dio mantiene viva nel tempo rappresenta, per il Segretario di Stato, il segno più evidente che accompagnerà la causa verso il riconoscimento ufficiale degli altari.
