A seguito di un’interdittiva antimafia, il Comune di Mesagne ha disposto la revoca dell’affidamento per la gestione del canile comunale situato in contrada Casacalva.
La decisione, formalizzata con una determina del 20 marzo, arriva a poche ore dal provvedimento emesso dalla Prefettura di Brindisi nei confronti della cooperativa assegnataria, titolare di un incarico triennale conferito nell’aprile dello scorso anno.
L’inchiesta
Il provvedimento prefettizio è collegato a un’inchiesta che ha portato, lo scorso 4 marzo, all’arresto di un uomo accusato di usura aggravata dal metodo mafioso, figura che ricopriva il ruolo di vicepresidente della stessa cooperativa. Alcuni passaggi dell’ordinanza cautelare farebbero riferimento proprio alla gestione del canile.
La revoca dell’affidamento rappresenta un atto dovuto, previsto dalla normativa vigente in presenza di interdittive antimafia. Il commissario prefettizio straordinario, Maria Antonietta Olivieri, ha disposto che il servizio venga temporaneamente garantito da altri operatori in possesso dei requisiti necessari, nelle more dell’avvio e della conclusione di una nuova procedura di gara pubblica.
Parallelamente cresce la preoccupazione per il futuro occupazionale dei lavoratori della cooperativa «Terra Viva», che fino ad oggi hanno operato all’interno della struttura.
L’indagato
Sul fronte giudiziario, l’uomo arrestato – un 54enne di Mesagne – ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce durante l’interrogatorio di garanzia. Difeso dall’avvocato Ladislao Massari, è detenuto dal 3 marzo su disposizione della pm della Direzione distrettuale antimafia, Carmen Ruggiero, a seguito delle indagini condotte dalla polizia del commissariato locale.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, tra il 2020 e il 2025 l’indagato avrebbe imposto tassi usurai estremamente elevati, facendo leva su intimidazioni e presunti legami criminali. In un caso, a fronte di un prestito di 2.500 euro, avrebbe preteso la restituzione di oltre 20mila euro; in un altro, da 3mila euro iniziali, la somma richiesta sarebbe salita a 24mila euro.