C’è una firma italiana, e per la precisione pugliese, dietro una delle scoperte astronomiche più affascinanti degli ultimi anni. L’astrofilo Giuseppe Donatiello, noto “cacciatore di galassie” dell’Unione Astrofili Italiani (Uai) e responsabile della Sezione nazionale di ricerca ‘Profondo Cielo’ di Oria, in provincia di Brindisi, ha individuato una nuova galassia nana.
L’oggetto celeste, ribattezzato Andromeda XXXVI, è una delle strutture più deboli e sfuggenti mai identificate all’interno del Gruppo Locale, l’ammasso di oltre 80 galassie che ospita anche la nostra Via Lattea. Grazie a questo straordinario ritrovamento, Donatiello sale a quota 12 galassie scoperte in carriera, consolidando il primo posto nella classifica mondiale assoluta degli scopritori di galassie nane, superando sia i colleghi dilettanti sia gli astronomi professionisti.
La portata scientifica della scoperta è stata validata e pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Astronomy & Astrophysics da un team di ricerca guidato da Joanna Sakowska dell’Istituto spagnolo di Astrofisica dell’Andalusia, a cui ha collaborato attivamente anche l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) dell’Abruzzo.
Un fossile cosmico ai confini di Andromeda
Andromeda XXXVI è un vero e proprio “fossile cosmico”: la sua età stimata è di circa 12,5 miliardi di anni. L’astrofilo brindisino l’ha scovata analizzando minuziosamente i dati d’archivio di una campagna osservativa condotta nel 2009 alle Hawaii tramite il Canada-France-Hawaii Telescope sul monte Mauna Kea.
Nelle immagini originali, la galassia si presentava come una impercettibile e debolissima struttura diffusa. Un successivo esame ad altissima risoluzione ha però confermato i sospetti di Donatiello, permettendo di distinguere e contare, all’interno di quel piccolo agglomerato, ben 46 stelle. La nana si trova nel vasto alone esterno di Andromeda – la galassia gigante nostra vicina di casa – e con ogni probabilità si comporta come una sua galassia satellite. Al momento ne sono state censite 43, ma i modelli teorici ipotizzano che attorno ad Andromeda possano orbitarne fino a 90.
Il successo di Donatiello riaccende i riflettori sull’apporto fondamentale degli scienziati non professionisti nell’esplorazione dello spazio profondo.
«L’astronomia è la scienza in cui i non professionisti contribuiscono maggiormente all’avanzamento delle conoscenze – ha commentato con orgoglio Giuseppe Donatiello a margine della pubblicazione –. Fare ricerca oggi presuppone l’acquisizione da parte degli astrofili di una preparazione teorica solida con cui gestire e analizzare i big data scientifici, applicando sempre metodologie di analisi estremamente rigorose».
Un primato globale che dimostra come, anche con strumenti di analisi terrestri e tanta dedizione, i cieli della Puglia possano guardare dritto nel cuore più profondo dell’Universo.
