«Cosa vuole che le dica, ho fatto per tanti anni la sarta, e così ho dato una mano anche io. È solo un piccolo gesto, ma forse tanti piccoli gesti possono servire a qualcosa». Tonina Iaia ha 82 anni ma la voce e la verve sono quelle di una ragazzina. Da sola, in tre ore, questa nonnina di Latiano (Brindisi) ha cucito una mega-bandiera ucraina lunga 20 metri chiestale da suo figlio, Salvatore Giuliano, preside dell’Itis Majorana di Brindisi, la scuola divenuta famosa per il “book-in-progress”.
«Mi ha portato i due rotoli di stoffa e mi ha chiesto di cucirli. Ho voluto contribuire nel mio piccolo, per me è stato un passatempo. Purtroppo vedendo queste scene in televisione c’è solo da rabbrividire».
Quale immagine l’ha più colpita?
«Mi ha fatto effetto quel video della bambina che piangeva davanti al papà che stava partendo per il fronte e che, inginocchiato, cercava di trattenere le lacrime, senza riuscirci».
Nella sua vita lei la guerra l’ha solo sfiorata…
«Io la guerra non l’ho vissuta, ma mio padre partì per la guerra che avevo appena 40 giorni e tornò che avevo 4 anni e mezzo, quasi cinque, e piangevo perché non conoscevo quell’uomo che mi abbracciava. Ho solo un vago ricordo di un bombardamento su Brindisi: ci rifugiammo sotto un albero di noce, sembravano fuochi d’artificio e invece erano bombe. E poi ricordo gli americani che ci portavano cioccolate e caramelle. E infine la mamma che mi portava con sè alla stazione, tenendomi per mano, a dare del cibo ai soldati che partivano col treno».
Immagini che rivediamo oggi…
«Già. Sono scene strazianti. Proprio ora che sembrava stessimo uscendo dal covid, ci ritroviamo una guerra alle porte di casa».
Quanto l’ha pagata suo figlio per il lavoro svolto?
«Niente, anzi, ci ho rimesso cinque euro perché mancava un pezzo di stoffa. Ma ovviamente l’ho fatto con piacere».