È una giornata cruciale e su due fronti contrapposti quella che si è consumata sul destino dell’ex Ilva di Taranto: da un lato l’incalzare dell’inchiesta giudiziaria milanese sulle pesanti ombre gestionali del passato, dall’altro la tabella di marcia del governo per il futuro industriale degli impianti, tra aste di cessione e scadenze inderogabili.
Sul versante giudiziario, la Procura di Milano ha riaperto formalmente le indagini sulla gestione di Acciaierie d’Italia, puntando i riflettori sul dissesto finanziario della holding capogruppo, dichiarata insolvente dal Tribunale fallimentare nel novembre 2024. Al centro del fascicolo, coordinato dal procuratore aggiunto Roberto Pellicano e dal sostituto Luigi Luzi, vi è un disavanzo patrimoniale superiore a 913 milioni di euro, a fronte di quasi un miliardo di passività (circa 954 milioni, di cui 750 riferibili a debiti per finanziamenti soci). Nel registro degli indagati è tornata a figurare per bancarotta fraudolenta Lucia Morselli, già amministratrice delegata di ArcelorMittal Italia e poi di AdI.
L’inchiesta, che presto potrebbe allargarsi ad altri componenti dell’allora consiglio di amministrazione e accogliere le querele dei creditori, poggia sulla dettagliata relazione depositata a giugno dai commissari straordinari. Nel documento si ipotizza una vera e propria «preordinata strategia predatoria» volta a depauperare e affossare la siderurgia italiana a vantaggio degli interessi esteri del gruppo franco-indiano ArcelorMittal, già oggetto di un’azione civile di risarcimento danni da sette miliardi di euro.
Urso a “La Piazza” a Ceglie Messapica
Parallelamente, lo stato dell’arte e gli sviluppi industriali del polo tarantino sono stati delineati dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenuto in videocollegamento alla kermesse La Piazza 2026 di Ceglie Messapica. Urso ha innanzitutto fissato la scadenza imposta dalla magistratura per gli impianti dell’acciaieria: «I tempi di chiusura dell’area a caldo e degli altoforni sono dettati dalla decisione della Corte d’Appello, che stabilisce il termine entro novanta giorni: dovranno chiudere entro il prossimo 28 ottobre».
Sul piano della privatizzazione e del rilancio produttivo, il ministro ha confermato la presenza di due offerte vincolanti, specificando che una di queste «è quella di Jindal, che ha aggiornato la propria proposta alla luce del pronunciamento della Corte d’Appello». A queste si affiancano altre due manifestazioni d’interesse, tra cui quella avanzata dalla cordata di Federacciaio: «Coinvolge quattordici primarie aziende italiane, che stanno ora valutando se convertire tale interesse in un’offerta vincolante».
A margine del dossier siderurgico, Urso ha allargato lo sguardo alle strategie di politica industriale avanzata, indicando l’intelligenza artificiale e la robotica come asset cardine per la competitività del Paese: «Abbiamo istituito un fondo dedicato alle startup dell’IA; l’Italia può e deve diventare il luogo in cui sviluppare robot umanoidi a supporto del lavoro e dell’impresa nazionale. Essendo già leader europei nella robotica, la nostra vera sfida è difendere il modello sociale e occupazionale, evitando un’invasione di umanoidi cinesi concepiti per rimpiazzare il lavoro umano».
