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Ecco “Brandici”, la mappa che salva la storia di Brindisi: un’immagine perduta del Rinascimento

Dalla storia cartografica di Brindisi, è riemerso un documento che cambia significativamente la percezione della città rinascimentale: una mappa topografica cinquecentesca, intitolata Brandici, che rappresenta la più antica raffigurazione a stampa conosciuta dell’antica città e del suo porto.

Questo prezioso documento, finora ignorato dalla storiografia locale, è affiorato solo di recente grazie alle ricerche dell’appassionato studioso di cartografia storica Vito Ruggiero.

La stampa, realizzata nel 1538 in ambiente veneziano, è una silografia di 40×30 cm che raffigura Brindisi con precisione inusitata per l’epoca, includendo dettagli topografici della città, del porto e delle sue fortificazioni all’inizio dell’età moderna. È, al momento, l’unico esemplare noto di questa stampa e rappresenta una testimonianza visiva irripetibile della città. Nel cartiglio in alto a sinistra si legge la dicitura «El vero sito di Brandici in Puglia», e l’opera è firmata da Francesco Tommaso di Salò, un tipografo ed editore attivo nella Venezia rinascimentale di cui si conoscono poche notizie, e stampata: «In Venetia per Francesco Librar Dala Speranza, a. M.D.XXXVIII».

Una mappa unica

La stampa Brandici restituisce un’immagine di Brindisi come città fortificata con la sua cinta muraria, i principali edifici pubblici e religiosi, le colonne romane, la cattedrale, la Porta Reale, la Porta Lecce, il castello svevo, l’Arsenale, la chiesa di Santa Maria del Casale e altri elementi topografici significativi. Questi dettagli, assenti in altre raffigurazioni coeve, rendono l’opera un documento assolutamente unico nel panorama cartografico italiano del Cinquecento. Ruggiero spiega che, rispetto ai portolani nautici del tempo, come il Kitab-i Bahriye di Piri Reis, una carta manoscritta ottomana del 1520 circa, la mappa Brandici offre una rappresentazione non «simbolica» del nucleo urbano e delle sue fortificazioni, permettendo così di comprendere il porto e l’organizzazione spaziale della città.

Dal ritrovamento all’oblio

La storia della mappa è essa stessa avvolta nel mistero e nella fortuna: nel 1987 lo studioso ungherese Tibor Szathmáry la recensì per la prima volta dopo averla rinvenuta in una raccolta di incisioni veneziane coeve, trovate alla fiera antiquaria di Arezzo insieme ad altre mappe rarissime. Solo grazie alla sua pubblicazione nel periodico Cartographica Hungarica del 1992 questa stampa fu introdotta nella specialistica e ristretta bibliografia internazionale. In seguito, la tavola fece parte della collezione privata del politico e collezionista tedesco Fritz Hellwig; alla sua scomparsa nel 2017 venne messa all’asta e dispersa, riapparendo di recente nel mercato antiquario prima di entrare di nuovo in una collezione privata.

Il significato storico

Brandici non è solo un documento cartografico: affonda le sue radici negli eventi storici del 1538, quando l’ammiraglio Andrea Doria e la sua armata cristiana fecero sosta nel porto di Brindisi dopo le battaglie navali della Lega Santa contro le flotte ottomane guidate da Khayr al-Din Barbarossa. La mappa cattura così una fase cruciale delle lotte per il controllo del Mediterraneo, mentre la città rivestiva un ruolo strategico militare, commerciale e marittimo. Secondo Ruggiero, la stampa di Brandici è la prima vera mappa a stampa della città, nel senso moderno del termine: una topografia dettagliata che permette di leggere la geografia urbana cinquecentesca di Brindisi con una precisione prima di allora inesistente. L’importanza di questo documento ha suscitato interesse non solo tra gli specialisti di cartografia storica, ma anche tra gli storici locali, che ora vedono in Brandici un’opportunità per indagare più a fondo la storia urbana e sociale della città nel Rinascimento.

Recenti presentazioni pubbliche dello studio della mappa che Ruggiero ha realizzato in un volume specifico stanno contribuendo a far avvicinare cittadini e studiosi a questo reperto, evidenziando il valore identitario di una rappresentazione visiva che restituisce uno sguardo sulla città così come appariva quasi cinque secoli fa. In un panorama di fonti spesso frammentarie e scarne, la mappa Brandici si impone come una chiave d’accesso imprescindibile alla memoria storica brindisina, capace di raccontare la città nei suoi spazi fisici e nei suoi intrecci con la storia mediterranea del Cinquecento.

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